Privacy tra informazione e libertà

La Relazione 2008 del Garante della Privacy sembra un approfondimento giornalistico: federalismo fiscale, sanità, l’Aquila, Iran, Villa Certosa. In chiave nazionale ed internazionale.

“Viviamo in un mondo nel quale siamo sottoposti a forme di controllo ogni giorno più invasive, e quasi tutto ciò che ci riguarda si trasforma in dati che le moderne tecnologie consentono di schedare, archiviare, incrociare ed utilizzare per gli scopi più diversi e da parte di una pluralità sterminata di soggetti”.
Con queste parole Francesco Pizzetti, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, ha affrontato l'analisi del futuro della privacy.

Il testo presentato alle autorità e alla stampa, quindi a tutti i cittadini, è la relazione sull'attività del sul 2008, dodicesimo anno di attività del Garante, quarto su sette di attività del presente collegio.
Le oltre venti pagine del discorso sono state di estrema chiarezza, con linguaggio dettagliato ma adatto a qualsiasi ascoltatore. La circolazione dei dati digitali, potremmo riassumere, sta dando forma ad un nuovo mondo, che va regolato in sede internazionale, cercando un difficilissimo equilibrio tra diritto d'informazione e diritto alla privacy, “entrambi di rango costituzionale”, ha detto Renato Schifani, Presidente del Senato, nell'introdurre la relazione, “quindi di difficile conciliazione”.

Per una volta è consigliabile la lettura integrale d'un documento pubblico, com'è stata questa relazione. Provando a elencare solo una parte degli argomenti nei quali la riservatezza richiede norma e procedura essenziali, si parte dalla conciliabilità di banche dati in materia di sicurezza pubbliche e private (si pensi alla videosorveglianza), in un momento nel quale anche i sindaci acquisiscono nuovi poteri di raccolta dati.

Devono seguire norme internazionali per l'interscambiabilità e per la riservatezza anche i dati medici, biologici o del DNA, evidentemente compresi quelli sui punti spinosi dell'immigrazione, e sono stati fissati.

Tra i soggetti che rischiano di perdere il diritto alla propria identità troviamo gli utenti delle reti sociali, argomento al quale il Garante ha dedicato un opuscolo, apprezzato dal Ministero per le politiche giovanili e di prossima distribuzione su scala nazionale grazie alle Poste italiane.
Proprio i social network, insieme alle reti telefoniche, sono frontiera per la privacy. In questi ultimi tragici giorni la cronaca ha narrato come in Iran il locale governo abbia bloccato la possibilità d'espressione su questi strumenti: in ciò il garante sembra individuare una scelta non condivisa internazionalmente su argomenti che invece hanno senso solo se trattati su scala globale.

Gli impegni del Garante per la protezione dei dati personali sono veramente enormi, e la struttura non è certo proporzionata: grazie alle più recenti assunzioni si è giunti ad un organico di 125 elementi, assolutamente ridotto. E anche se di tanto in tanto le sanzioni generano entrate per l'erario (nell'ultimo anno 1 milione di euro, +20%), non è da qui che si deve partire per garantire un ampliamento delle forze.

La Rete deforma il passato
Un aspetto particolarmente d'avanguardia è la “scadenza” dei dati in Internet, argomento sul quale è recente una fiammata d'interesse. Al momento un qualsiasi elemento messo in circolazione resta tale all'infinito, generando una prospettiva certamente distorta. L'effetto è molto forte già in partenza, ma viene amplificato dai motori di ricerca, che generano report di dati decontestualizzati. La proposta è di un filtraggio dei motori generalisti, mentre i dati resterebbero a disposizione delle singole fonti che propongono testo e contesto. Ma che fare per le minuziose ricostruzioni di fatti non veri? Già lo scorso anno il garante s'era pronunciato sulle interrogazioni parlamentari, ma vanno considerati altri ambiti dai nomi più tecnici quali gli atti parlamentari di sindacato ispettivo.

Italia alla guida dell'Europa
Molti sono gli argomenti trattati dal garante nella persona del suo presidente. L'attività si interseca con quella del legislatore, al quale non ruba la scena, anche se in molti casi da sue segnalazioni sono nate azioni, decreti, leggi. Va certamente messa in primissimo piano la transnazionalità del fenomeno sicurezza, che segue di pari passo l'evoluzione tecnologica. Va rimarcato il riconoscimento internazionale per l'attività dell'intero garante e di Francesco Pizzetti, confermato all'unanimità alla presidenza del Gruppo dei Garanti europei nei settori della giustizia, polizia e sicurezza. Evidentemente l'attività svolta in Italia è stata di assoluta qualità.

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