Presidenziali Usa tra sicurezza e fattore età

Mentre sono in corso le elezioni presidenziali americane, alcune riflessioni vengono spontanee, per chi si occupa di tecnologia, sia per quanto riguarda la sicurezza, sia per quanto riguarda l’utilizzo della rete nel corso dell’intera campagna elettorale.

Partiamo dalla sicurezza.
Alterare il voto sembra possibile, visto che di mezzo c'è l'informatica. Eppure…
Anche se nei diversi Stati sono utilizzati tecniche e computer diversi, c’è comunque un approccio standard al voto. Per votare si consegna all'elettore una scheda programmata, che vale per un solo ingresso in cabina.
Chi si portasse in tasca un riprogrammatore di scheda potrebbe in teoria anche votare più volte, ma l'alterazione sarebbe facile da scoprire.
Il voto affluisce a un computer che raccoglie, verifica e convalida i voti. Apparentemente questi computer non sono collegati in Rete, ma ragionevolmente prima o poi lo saranno, per il conteggio finale. E il singolo computer può essere fatto oggetto di alterazioni in Rete o con attacchi da penna Usb. Ma anche in questo caso, sono tutte azioni ben note e facili da contrastare.
Passiamo poi al gettonatissimo cyberattacco dei russi per favorire Trump. Non è chiaro cosa dovrebbero attaccare, a parte siti e mail dei sostenitori (che non coinvolgono il risultato elettorale) o le liste degli ammessi al voto, un attacco che creerebbe confusione e ritardi ma senza alcuna alterazione del voto.

Let's swing

Volendo parlare seriamente si potrebbe concentrare l'attenzione sugli swing States, le cui consultazioni hanno particolare rilevanza strategica (Colorado, Florida, Iowa, Michigan, Nevada, New Hampshire, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, Utah,Virginia e Wisconsin). Ma in queste terre la prevenzione in termini di sicurezza Ict (e non solo) è stata elevata in maniera opportuna.
Insomma, il rischio di alterazione del risultato finale tra Hillary Diane Rodham Clinton e Donald John Trump non sembrerebbe maggiore rispetto al passato.
Tutto sommato si tratta di una conclusione ragionevole. La tecnologia è un mezzo, non un fine: se si vogliono modificare i risultati di una consultazione ci sono molti modi, indipendentemente dall'aspetto informatico che è stato ventilato.

C'è posta per la Rodham

Certamente rispetto all'innovazione attribuita alla socialmedialità della campagna di Obama, lo scontro Trump/Rodham non si segnala per un uso particolare delle campagne social. Gli unici momenti nei quali la Rete ha preso il controllo è per ricordare quante mail Hillary abbia malamente gestito, oppure per la presunta intesa tra Trump e Putin nell'attacco ai server dei risultati. Due elementi che hanno chiaramente rilanciato la spettacolarizzazione delle cyberwar.
Questo è dovuto a due principali aspetti: la sopravvalutazione della socialmedialità dello staff di Obama (che però vinse grazie al telefono) e la crescita delle varie tecnologie, oggi impiegate bene ovunque e in ogni ambito, non solo in Rete.

L'approccio di comunicazione di Trump, impostato sull'identificazione di numerosissime minoranze, magari anche ampie, raggiunte con strumenti dialettici e frammentazione di canali a diafonia zero, è qualcosa che per quanto politicamente scorretto di fatto importa nel mondo reale - comizi e tv - le tecniche ben consolidate della Rete.

Age of cards

L'anno che verrà, quindi, sarà molto simile a quello che stiamo vivendo. Se il mondo attuale vivesse rivoluzioni non televiste, ma prevalentemente inviate in Rete, questa campagna dovrebbe avere risultato zero. Così non sarà, né potevamo pretenderlo: se Obama, il professore nero, fu eletto a 47 anni, i due candidati attuali sono ben più vecchi, visto che hanno circa 70 anni. Messo al centro delle tecnologie, il Presidente oggi uscente era credibile: i due pretendenti attuali non lo sarebbero, per cui le tecnologie vanno in secondo piano.
Comunque vada, Kevin Spacey non potrà più interpretare una House of Cards verosimile.
Si ritorna all'originale britannico, interpretato vent'anni prima da attori ben più anziani.
È questa la novità.

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