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Precision agriculture alle prese con i sistemi IT chiusi

La progressiva diffusione delle applicazioni di precision agriculture ha dimostrato nei fatti agli agricoltori quanti vantaggi si possano trarre dalla raccolta e dall’analisi approfondita dei dati.

Così gli agricoltori hanno capito quanto preziosi siano i dati stessi e, di conseguenza, hanno cominciato a porsi alcune importanti domande. Di chi sono veramente i dati raccolti? Chi li controlla? Come si può garantire la loro disponibilità nel tempo?

Sono domande che le imprese si sono poste già molto tempo fa, in altri settori, e che nell’agricoltura rappresentano una novità.

Il tema sotteso è quello del rischio di affidarsi a un vendor specifico in una fase del mercato che è ancora molto dinamica.

Il pericolo di essere prima conquistati da un fornitore e poi praticamente “ammanettati” ad esso (il fenomeno noto come lock-in) è molto concreto.

I segnali già ci sono. Molti vendor stanno palesemente provvedendo a costruire ecosistemi di precision agriculture che in teoria permetterebbero agli utenti di usare un solo fornitore per tutto, o quasi. Quanto questi ecosistemi siano poi davvero aperti e permettano la migrazione verso altri, è tutto da vedere.

Il lock-in non è una novità ma nella precision agriculture può assumere forme particolarmente insidiose perché le soluzioni software sono strettamente integrate con l’hardware, quando non vi sono proprio integrate dentro.

Questo rende tutto più complesso, anche semplicemente capire cosa copra una licenza, magari indirettamente, e cosa invece ne sia escluso. Quando una soluzione software è integrata in un trattore, ad esempio, quanta libertà ha l’agricoltore di intervenire sul macchinario anche nella sua parte hardware? In alcuni casi, si è già scoperto, molto poca.

Mai come in questo caso prevenire è meglio che curare, anche perché la cura può non esistere affatto. Molto meglio quindi approfondire bene che cosa comporta l’acquisto di una soluzione di precision agriculture, in tutti i suoi componenti.

Chiarire chi ha la proprietà dei dati raccolti, che uso le controparti ne possono fare, a chi possono essere comunicati, come (e se) trasferirli ad altri sistemi nel momento in cui si decidesse di cambiare soluzione o fornitore. L’obiettivo è anche quello di spingere dal basso i fornitori a garantire trasparenza nella gestione dei sistemi e delle informazioni, come è successo nel mondo IT in generale.

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