Perché la banda larga è importante

Uno studio della London School of economics analizza l’impatto sull’occupazione e e le imprese

Stilato da ricercatori della London School of Economics and Political Science (Lse) e della Information Technology and Innovation Foundation (Itif), un rapporto sulla crisi economica in Gran Bretagna analizza l’impatto che sulla occupazione possono avere gli investimenti in tre infrastrutture Ict: reti a banda larga, sistemi intelligenti di trasporto, e una distribuzione altrettanto intelligente di energia. Considerazione che valgono per l’economia inglese, ma possono avere la stessa valenza universale per qualsiasi economia di qualsiasi paese, e anche per le organizzazioni di ogni dimensione, comprese quindi le piccole e medie imprese.


Secondo i ricercatori, gli investimenti nelle infrastrutture digitali stimoleranno la creazione di molti posti di lavori nel breve periodo. La ricerca stima infatti che un investimento addizionale di 15 miliardi di sterline potrebbe creare più o meno 700 mila nuovi posti di lavoro, più della metà nelle piccole imprese al di sotto dei 250 dipendenti. Stesso discorso per le reti a banda larga: qui, un investimento aggiuntivo di 5 miliardi di sterline potrebbe creare 280 mila posti di lavoro in un anno. E ancora nell’ambito dei sistemi intelligenti di trasporto, un investimento aggiuntivo di 5 miliardi di sterline creerebbe 188 mila posti di lavoro in un anno, mentre la smart power grid addirittura 231. In questo scenario, i vantaggi per le Pmi inglesi sarebbero enormi, addirittura una crescita dell’occupazione che supera di molto il 40 per cento.



Secondo i ricercatori, i progetti di investimento nelle infrastrutture Ict avranno un impatto positivo sull’economia quanto più i tempi di implementazione saranno rapidi. Attenzione, però: per avere un effetto rapido e stimolare un numero adeguato di investimenti, le iniziative debbono essere disegnate in modo corretto. Gli investimenti nelle infrastrutture digitali possono infatti essere alla basa di un “effetto rete”, in grado, grazie alla conseguente capacità di essere moltiplicatore di reti, di generare nuovi posti di lavoro.


Gli investimenti nelle infrastrutture, digitali e fisiche, potranno creare lavori diretti, indiretti e indotti. Un esempio? Prendiamo l’investimento in reti a banda larga o autostrade digitali. I posti di lavoro diretti sono quelli creati dalla nuova tipologia di spesa (per esempio, i tecnici o lavoratori stradali assunti per installare banda larga all’interno di condotti fisici o su macadam). I lavori indiretti sono quelli creati dalla fornitura di materiali (cavi di fibra ottica,..). I lavori indotti sono quelli creati da nuovi lavoratori che investono il loro reddito, creando così nuove imprese a corollario, come ristoranti e negozi.



Ma c’è di più. Nuovi posti di lavoro sarebbero generati dagli investimenti delle aziende tecnologiche per creare applicazioni e servizi in grado di trarre il massimo vantaggio da reti Ict più robuste. Né si possono sottovalutare gli effetti che i progetti di infrastrutture Ict avrebbero sulla creazione di lavori altamente “skillati” e, presumibilmente, molto ben remunerati. Incentivare investimenti in infrastrutture digitali, potrebbe creare anche un mercato per merci e servizi tecnici di aziende nazionali. Oggi, questo tipo di investimento assicura alle aziende “indigene” conoscenze, skill, a capacità necessarie per garantirsi un ruolo di esportatori di queste tecnologie nel momento in cui altri paesi pianificano iniziative come quelle sopra descritte. Conseguenza nel lungo periodo sarà una accresciuta capacità di competere.



Già, perché non solo di occupazione si tratta. Come sottolinea la ricerca, gli investimenti in infrastrutture digitali potranno favorire una maggiore produttività, una accresciuta competitività, e una migliore qualità della vita. Oltretutto, in un periodo relativamente breve. Si pensi che, dal 1995 al 2000, l’Ict ha contribuito a far crescere la produttività dello 0,9% ogni anno, e nel successivo quinquennio dell’un per cento. Percentuali che raddoppiano quando gli investimenti sono accompagnati da cambiamenti organizzativi che l’Ict rende possibili. Eppure, dice la Lse, bisogna fare di più, e più presto: bisogna entrare in un’ottica di “urgenza”.



E la qualità della vita che c’entra? C’entra eccome. L’uso pervasivo della rete digitale (capace, tra l’altro, di trasmettere informazioni in tempo reale) contribuirà a ridurre in modo drammatico il traffico sulle strade e di conseguenza l’inquinamento ambientale. Impagabile il contributo in termini di education, di telelavoro, e in generale di vantaggi sociali, come il collegamento online con i servizi della pubblica amministrazione. Dall’altra parte, gli investimenti in smart grid produrranno significativi risparmi energetici, contribuendo ad abbattere in modo notevole le emissioni.



Tutto bene, dunque? In verità, qualche punto interrogativo ci sarebbe. Il più importante? Le tecniche econometriche utilizzate per misurare gli effetti degli investimenti in infrastrutture digitali attualmente sono meno affidabili e consolidate di quelle usate per le infrastrutture tradizionali. Un ostacolo a cui ha cercato di ovviare Lse e Itif, sviluppando una nuova metodologia, capace di stimare l’impatto degli investimenti in infrastrutture Ict.



I ricercatori pensano che tutto quanto sopra illustrato non si possa fare senza il concorso decisivo delle istituzioni. Da qui, l’auspicio di politiche mirate, quali riduzioni fiscali, sovvenzioni, investimenti governativi aggiuntivi, e cambiamenti normativi, al fine di stimolare investimenti privati nelle infrastrutture. Per esempio, il governo (qualsiasi governo..) potrebbe usare incentivi fiscali per supportare investimenti qualificati nel 2010, in modo da incoraggiare fornitori di banda larga e utility a incrementare gli investimenti.



Lse e Itif propongono incentivi all’investimento focalizzati su tre obiettivi: implementare banda larga in aree non ancora servite; ampliare reti veloci in aree attualmente servite da banda larga di prima generazione (3 Mbps, o meno); incentivare l’adozione di banda larga da parte degli utenti domestici (che saranno ancor più stimolati ad acquistare Pc e tv ad alta definizione, e periferiche, come web cam, cuffie e console per i giochi). Investimenti che dovrebbero godere di temporanei incentivi fiscali, riservati in special modo alle aree non ancora servite, sovvenzioni varie, e impegno agli investimenti per accrescere la gamma disponibile.

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