Per il “bene” di 9i Oracle cede sui prezzi

Cambia la politica di tariffazione che ha sin qui accompagnato l’offerta di database della casa di Larry Ellison. La pressione della concorrenza ha convinto il leader di mercato ad allinearsi a un prezzo basato sul numero di processori, anziché sulla potenza.

Una significativa novità ha accompagnato il lancio di Oracle 9i. La pressione della concorrenza, infatti, ha avuto effetto anche sul leader di mercato e, pertanto, il sistema di prezzi basato sulla potenza delle macchine presenti in azienda è destinato ad andare in soffitta. Nonostante Larry Ellison abbia difeso fino all’ultimo questo modello, giudicato relativamente economico e semplice da gestire per gli utenti, ora il database sarà venduto a una tariffa basata sul numero di processori, in linea con quanto già fanno competitor come Ibm e Microsoft. In particolare, il costo sarà di 40mila dollari per processore per la versione Enterprise e di 15mila dollari per quella Standard.

L’impressione generale è che la mossa serva per arrivare a un prezzo medio più basso. Se così fosse, non è ancora chiaro come il costruttore intenda compensare le aziende che hanno acquistato il prodotto in base al precedente modello. Ellison ha assicurato che nei prossimi giorni sarà pubblicata una formula che converta il prezzo basato sulla potenza in quello per processore. L’eventuale credito per gli utenti potrebbe essere restituito sotto forma di supporto gratuito. Certo, una comparazione con i prodotti rivali ora è più semplice. E continua a non essere a vantaggio di Oracle. Db2 Universal Database, infatti, costa 20mila dollari per Cpu, ma Ellison si è difeso spiegando che gli utenti riceveranno un prodotto dotato di molte caratteristiche in più, che in molti casi hanno l’obiettivo di ridurre il Tco. “Con il prodotto di Ibm, di fatto, si acquista un modello base, che poi richiede altri componenti, tutti considerati extra”, si è difeso il capo di Oracle. In realtà, va fatto notare che le varie funzioni di alto profilo integrate in 9i, come Real Application Clusters, Olap e data mining, non saranno incluse nel prezzo-base. Il clustering, per esempio, costerà altri 20mila dollari per Cpu.

Il cambio di politica era comunque atteso dagli utenti, alcuni dei quali convinti di pagare troppo in uno schema che prevedeva un rialzo per ogni megahertz in più. Oracle intende ora attaccare Ibm nel mondo mainframe, proponendo agli utenti una soluzione cluster ad alte prestazioni sotto Unix o Windows e contando sul fatto che questo pezzo costa comunque 2.500 dollari in meno rispetto all’analoga tecnologia di Big Blue.

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