Over The Top: il rischio nascosto per le Tlc europee

Parla Achille De Tommaso, presidente di Anfov, e analizza quali sono i punti critici rimasti scoperti dopo le proposte di Neelie Kroes in merito a roaming e tariffe.

Il nuovo piano per le telecomunicazioni presentato da Neelie Kroes rappresenta, per il commissario europeo, un passo concreto verso un mercato unico delle Tlc, nel quale valgano le stesse regole e nel quale la riduzione delle tariffe e l’abolizione del roaming vengono controbilanciate dall’offerta di una licenza unica per portare i servizi in tutti Paesi della Ue e di una limitazione del potere d’intervento delle authority nazionali.

Ma non è tutto rose e fiori e Anfov, l’Associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione, porta in evidenza le criticità che gli interventi dei giorni scorsi di Neellie Kroes lasciano ancora insolute.
Secondo il presidente dell’associazione Achille De Tommaso, infatti, se è vero che esiste una convergenza tecnologica, dal momento che tutto viaggia sulla stessa rete, è altrettanto innegabile che esistano forti divergenze fra mercato aziendale e consumer: ”Il primo vuole voce, dati, videoconferenze di buona qualità per i quali è disposto a pagare, mentre il secondo pretende tutto, ma non è disposto a scucire un euro”.
E se si considera che il peso del costo delle reti poggia tutto sulle spalle degli operatori, mentre gli Over the top (Google, Amazon, Facebook) con i loro servizi ricavano redditi per di più non tassati nei Paesi nei quali vengono realizzati, l’anomalia non può non balzare agli occhi.
Ma non si tratta solo di servizi: gli operatori devono sostenere oneri anche le continue riduzioni tariffarie, la cui responsabilità si ascrive ”per il 70% al regolatore e per il resto agli stessi operatori che si sono storicamente combattuti a colpi di ribassi”.
Una situazione che secondo De Tommaso non ha giovato alla liberalizzazione: ”Compito della apertura del mercato non doveva essere solo quello di far nascere la concorrenza, ma anche di mantenerla in vita”.
Invece i circa 250 operatori che nacquero a partire dal 1998, senza dover fare alcun investimento infrastrutturale, andarono in crisi nel momento in cui dal sistema tariffario temporaneo iniziale, l’ex monopolista iniziò ad applicare tariffe commerciali.
”I nuovi operatori si scannavano l’uno con l’altro al ribasso, fino a che molti dovettero chiudere”.
E la storia si ripeté poi con l’arrivo dei servizi Internet, mentre la telefonia mobile iniziava quel percorso che oggi l’ha portata a superare quella fissa per fatturato e volumi.
”Le Tlc sono le uniche utility dalle quali si pretende che i prezzi diminuiscano”, sostiene De Tommaso, sottolineando come l’indebitamento, la pressione sui prezzi, la necessità di continui investimenti in tecnologie e formazione spingano di fatto gli operatori di rete fissa alla ricerca di nuovi servizi, in primis nel mondo cloud, dove devono affrontare la concorrenza dei big del mondo It e dei piccoli operatori.
Una storia col finale già scritto, secondo De Tommaso: ”E’ illogico che negli Usa ci siano circa tre operatori e in Europa decine che devono fare fronte a un mercato dove è sempre più difficile fare profitti e nel quale anche il controllo dei costi ha dei limiti”.

Il timore è che dopo l’inevitabile consolidamento, i pochi operatori rimasti dovranno fare fronte all’avanzata degli Over The top che aspirano a un ruolo come operatori di Tlc.
”Il rischio è che dopo una faticosa liberalizzazione si torni a una situazione di monopolio od oligopolio”.
Rischio evitabile se ci fosse un regolatore titolato a intervenire.
Uno solo.
Che superi la frammentazione e il mancato coordinamento attuale e che possa tutelare il mercato e i consumatori.

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