Oracle-PeopleSoft, fusione a ostacoli

L’affare che dovrebbe rivoluzionare il mercato delle business application vive molte difficoltà. Stavolta tocca agli utenti avanzare dubbi.

11 luglio 2003

Che non fosse un connubio facile da realizzare, quello fra Oracle e PeopleSoft, lo si era capito. L’ultimo dei problemi riguarda i dubbi degli utenti PeopleSoft, timorosi di vedere vanificati i propri multi-milionari investimenti in software.


Larry Ellison, Ceo di Oracle, il mese scorso aveva aperto le ostilità lanciando un’offerta per l’acquisizione di PeopleSoft, che aveva appena manifestato l’intenzione di rilevare la softwarehouse J.D. Edwards per 1,7 miliardi di dollari. Le californiane Oracle e PeopleSoft competono nel mercato delle applicazioni broad-based, area in cui Oracle ha riscontrato un discreto successo facendo leva sulla propria solida posizione nel settore dei database.


Ellison aveva dunque dichiarato di stare programmando la cessazione delle attività di vendita e sviluppo della tecnologia di PeopleSoft, cercando di persuadere gli utenti a passare alle applicazioni Oracle con l’obiettivo di guadagnare quote di mercato.


Tale dichiarazione ha rappresentato un fulmine a ciel sereno per molti dei 5.100 utenti PeopleSoft, reduci dalle recenti installazioni delle applicazioni e-business dell’azienda, che adesso esprimono la loro profonda apprensione alla prospettiva che Oracle inglobi la compagnia su cui fino ad oggi hanno fatto affidamento anche per la manutenzione dei propri sistemi; sembra dunque abbastanza generalizzata l’avversione all’operazione, principalmente perché i clienti dell’azienda di Pleasanton ritengono che Oracle non sia in grado di assicurare loro un efficiente livello di supporto per la tecnologia PeopleSoft e che i costi possano levitare nel momento in cui dovessero muoversi verso un altro set di applicazioni.


In un primo tempo, l’offerta di Oracle (adesso valutata intorno ai 6,3 miliardi di dollari) era stata accolta con scetticismo. Con il passare delle settimane, sono però aumentati i timori della comunità di utenti business di PeopleSoft riguardo all’obbligo di migrare al database e all’infrastruttura software di Oracle se la transazione dovesse giungere a termine.


I portavoce di Oracle, nonché lo stesso Ellison, si sono affrettati a gettare acqua sul fuoco, assicurando che l’azienda non obbligherà ad alcuna migrazione e che tutte le applicazioni PeopleSoft esistenti saranno supportate per i prossimi dieci anni.


I vari dubbi dei clienti PeopleSoft rappresentano comunque un ostacolo di rilievo ai piani di acquisizione di Oracle, considerando anche che l’azienda potrebbe essere costretta a sborsare più di 354 milioni di dollari per rimborsare detti utenti, in base a una clausola contrattuale stabilita da PeopleSoft che garantisce la restituzione di una somma fino a cinque volte il prezzo di acquisto delle soluzioni se Oracle dovesse tagliare i prodotti PeopleSoft.

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