Oracle 10g, l’evoluzione naturale del Db verso il grid

Charles Rozwat, guru di Oracle, ci spiega come contestualizzare le novità del database: tralasciando l’omogeneità dei sistemi, anche se le migliori prestazioni si hanno con lo stesso Os. Ecco perché i nuovi tool sono stati rilasciati solo dopo un testing robusto e integrati con l’Asm.

 


 


Poco più di un anno fa Oracle aveva rilasciato la Release 2 del Database e dell’Application Server in versione 9i, affermando ufficialmente che si trattava di una versione molto migliorata rispetto alla precedente. In "camera caritatis" erano molti i responsabili Oracle a dire che tale versione fosse una vera e propria major release, che avrebbe quindi potuto già fregiarsi del numero 10, se non fosse stato per il relativamente vicino rilascio alla precedente versione. Sembrava di poter intuire, insomma, che la numerazione delle versioni fosse stata guidata principalmente da questioni di marketing, e che la dinastia 9 di Oracle fosse quindi destinata a durare per un certo tempo, magari con nuove sotto-versioni.


Nonostante queste premesse, a non molto più di un anno dai fatti appena illustrati, Oracle ha lanciato la versione 10g, sia del database, sia dell’application server. Abbiamo avuto l’opportunità di chiederne le motivazioni a Charles Rozwat, executive vice president della Server Technologies Division di Oracle, durante il suo incontro con gli sviluppatori italiani.


Stando alle parole di Rozwat, il rilascio di 10g a poco più di un anno dalla precedente versione non deve stupire, perché sia la storia che la strategia della società prevedono un nuovo prodotto ogni 12/18 mesi, ma soprattutto perché il nuovo prodotto rappresenta un deciso mutamento, tecnologico ma ancora di più filosofico, rispetto al passato recente.


Il numero di versione non poteva, quindi, non cambiare, ma la chiave di volta è dalla sostituzione della "i", che stava per Internet, con la "g" di "grid computing". Non che Oracle, dopo essere stata fra le prime aziende a credere veramente nelle potenzialità commerciali di Internet, non sia più interessata all’ambito Web: semplicemente, lo considera ormai come acquisito, e focalizza le proprie energie sul nuovo versante.

La griglia come "Internet bis"


Come hanno avuto modo di sottolineare anche Sergio Giacoletto executive vice president per l’Emea di Oracle, e Charles Phillips, executive vice president di Oracle, il Grid computing ha tutte le caratteristiche per ripercorrere il fenomeno Internet: nato, e ormai affermato, in ambito accademico, presenta vantaggi tali da poter consentire una facile affermazione anche in ambito aziendale, soprattutto se troverà l’appoggio delle grandi aziende dell’It.


Per supportare, nei fatti, l’alto intendimento, Oracle ha voluto approcciare l’ambito con un prodotto particolarmente robusto: 10g Database e 10g Application Server, infatti, sono stati rilasciati solo dopo un sostanzioso periodo di testing su applicazioni reali e in ambiente produzione presso aziende clienti di Oracle, un test ancor più approfondito ed esaustivo rispetto alle precedenti versioni (e rimandiamo al riquadro sottostante per una lista delle principali caratteristiche del nuovo prodotto).


Rozwat, nelle indicazioni fornite agli sviluppatori, ha fatto chiarezza su qualche dettaglio tecnico di 10 g, per esempio, come può e deve essere fisicamente composto un grid.


Nella visione di Oracle i server possono anche non essere omogenei, in modo tale che i grid possano essere composti, almeno teoricamente, da macchine dotate di sistemi operativi differenti. Le migliori prestazioni e funzionalità, peraltro, si possono avere quando la griglia è composta da server con il medesimo Os, anche per sfruttare al meglio caratteristiche quali il nuovo Cluster File System progettato da Oracle e rilasciato alla comunità open source.


A tal proposito, andrebbe focalizzato l’atteggiamento di Oracle su Linux e sul codice aperto in genere, che negli ultimi tempi è stato al centro della bufera, soprattutto per le questioni legali sollevate da Sco. Ufficialmente, Oracle non ha alcuna posizione pregiudiziale in merito alla faccenda, ma la sensazione che Rozwat ha ammesso di provare, è che tutta la questione sia sostanzialmente di tipo economico, e che proprio in tal senso possa trovare una soluzione in tempi ragionevoli. Tant’è che Oracle non ha modificato per nulla il suo appoggio incondizionato a Linux, e lo ha anzi riaffermato mediante una serie di iniziative, come quella sopra citata, indirizzate alla open source community.

La gestione dello storage


Abbiamo chiesto a Rozwat anche un parere su un altro cambiamento epocale, questa volta eminentemente tecnico, cioè l’Asm (Automatic Storage Management). Chi conosce gli aspetti più tecnici di Oracle sa quanto sia complessa la sua struttura di memorizzazione e quanto una corretta gestione di aspetti tecnici di estremo dettaglio, quali tablespace, extent e block, possa migliorare anche drasticamente le performance e la stabilità di un database.


Fino a ora, però, gestire correttamente tematiche del genere era un vero e proprio "mestiere", quello del Dba (database administrator), e, se i migliori Dba potevano spremere fino in fondo le potenzialità del prodotto, i meno esperti, d’altro canto, si trovavano spesso a dover affrontare situazioni al di là delle proprie competenze.


L’Asm permette di aggirare il problema: è infatti un sistema in grado di configurare e gestire in modo dinamico i datafile e i sottosistemi di memorizzazione per assicurare costantemente le migliori performance, eliminando soprattutto la necessità del continuo monitoraggio del sistema per risolvere o prevenire possibili rallentamenti nel data processing.


Il risultato, come ci ha spiegato Rozwat, è stato principalmente ottenuto creando un layer intermedio che maschera ed esegue automaticamente i sottostanti comandi per la gestione dello storage, che sono rimasti immutati, così come non sono cambiati i meccanismi di memorizzazione fisica di Oracle.


A ciò si affiancano, però, anche alcune modifiche strutturali: è, o può essere, infatti, parte integrante del processo anche il nuovo ed efficiente Cluster File System di Oracle già citato in precedenza.


Sull’ultima, inevitabile, questione, relativa ai competitor della versione 10g, Rozwat ha fornito una risposta piuttosto interessante per il posizionamento nel futuro prossimo di Oracle.


Com’è prevedibile, al primo posto dei "rivali" c’è Db2. Rispetto al prodotto di Ibm, però, come ha sostenuto Rozwat, 10g ha il vantaggio di poter offrire, accanto al database, un application server pienamente integrato. Meno prevedibile, almeno apparentemente, invece, è la menzione di Sql Server, fino a oggi piuttosto snobbato da Oracle.


In realtà la sensazione è che Oracle tuttora non consideri un vero e proprio concorrente il prodotto di Microsoft, però è interessante come, nella visione di Rozwat, il Grid computing sia visto come una chiave per entrare più facilmente anche nelle piccole aziende, terreno sul quale Oracle aveva investito con relativa convinzione. L’inversione di tendenza è evidenziata anche da segnali quali l’Asm e la disponibilità di versioni entry level a costi molto più contenuti rispetto agli standard Oracle.

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