L’olio Evo italiano va in America con la blockchain

Il primo container di olio Evo italiano garantito dalla blockckain salperà a inizio di dicembre con destinazione Stati Uniti. Questa è la fine della prima puntata di una bella storia di made in Italy che sa valorizzarsi con la tecnologia e che avrà un seguito.

Un progetto italiano pensato, avviato e concluso a tempi record per tutelare l’olio extra vergine di oliva totalmente made in Italy che arriva sugli scaffali americani.

Attori del progetto sono Certified Origins, società di produzione e commercializzazione olivicola con doppia personalità giuridica, americana (Fresno, California) e italiana (la società a sede a Braccagni, alle porte di Grosseto) e Oracle come fornitore di tecnologia.

Una storia di successo italiana, che sa un po' di rivincita e che sarebbe piaciuta al grossetano Luciano Bianciardi, scrittore (La vita agra, L’integrazione, Il lavoro culturale) e traduttore (Saul Bellow, Joseph Conrad, William Faulkner), che le affinità elettive fra la Maremma e la grande America ce le ha abbondantemente e con successo illustrate.

Supply chain certificata

Affinità non solo pratiche, commerciali, ma anche intellettuali. Certified Origins è vocata all’utilizzo della componente tecnologia da sempre, come ci spiegano il CIO Andrea Biagianti e il CFO Federico Dragoni. Due giovani manager, uno dell’IT, l’altro della finanza, che hanno come commitment quelli di valorizzare un prodotto, tutelarlo, portarlo su nuovi mercati e avere un ritorno non solamente commerciale, ma anche di valore sul brand.

La vocazione tecnologica di Certified Origins si concretizza sin dalla sua nascita, nel 2009, con l’avvio di un sistema di tracciamento dell’olio Evo dal produttore allo scaffale.
La società maremmana è infatti sempre stata conscia che il primo nemico del prodotto italiano fosse la contraffazione.

L’attività che ne è seguita ha portato alla certificazione ISO 2005 da parte di Bureau Veritas della supply chain della società italiana. Con la nascita del brand di olio Evo Bellucci, Certified Origins ha ulteriormente sfruttato la propria tracciabilità, attivando una app (Bellucci App) con cui il consumatore può sapere tutto dell’olio che ha nella bottiglia. Il passaggio a blockchain può ritenersi quindi una logica conseguenza.

Tempi record

Quello di Certified Origins, ci ha spiegato Lanfranco Brasca, business solutions senior manager Oracle, è un progetto caratterizzato da tempi record: il Proof of Concept risale a marzo, l’integrazione Erp è iniziata ad agosto e terminata a ottobre, a dicembre parte il primo container; e per giugno è prevista l’attivazione degli smart contract su blockchain.

L’offerta Oracle blockchain verte su reti di tipo privato, permissioned, con utenti trusted con cui fare business. Sono garantite l’immodificabilità del dato, ogni record contiene una traccia del record precedente, e l’inviolabilità: nel caso avvenisse si blocca tutta la catena e non c’è possibilità di fare tampering.

Per farlo Oracle usa un hyperledger fabric su Linux, un progetto opensource, arricchito da interfaccia visuale e meccanismo out of the box con interfaccia Rest.
«Le invocazioni rest Api – conferma Biagianti - sono il metodo più semplice per noi per scambiare le informazioni».

Il momento della blockchain chiusa

Come spiega Biagianti «con la blockchain di Oracle su cloud è stato unificato lo scambio di informazioni fra le filiere di produzione e commercializzazione, sono stati ridotti gli errori, è stato semplificato il processo produttivo».

La blockchain utilizzata da Certified Origins, per capirci, non è la stessa di Bitcoin. È una rete di tipo privato (permissioned) con attori (ledger) identificati e ristretti al momento in quattro soggetti, che rappresentano le quattro fasi di vita del prodotto: ordine, produzione, imbottigliamento, spedizione.

Prima di partire è stata data coerenza ai rispettivi sistemi gestionali delle quattro realtà che partecipano alla blockchain: custom quello di Collegio Toscano Ol.Ma, di Oracle quello di Savino Del Bene, sviluppato in Java Vaadin (Java) quello di Certified Origins Italia, che sarà adottato anche dalla Inc americana.

I quattro peer che danno vita alla blockchain per l’olio Evo sono dunque la società americana Certified Origins Inc, che di fatto emette ordini sulla blockchain partendo dalla disponibilità dell’olio blended (conferiscono alla società produttori da tutta Italia).

Certified Origins Italia emette gli ordini di produzione e confezionamento tramite il sistema production batch al terzo soggetto, il Collegio toscano di olivicoltori Ol.Ma, che riceve dal frantoio, imbottiglia e conferisce allo spedizioniere Savino Del Bene, che su blockchain riceve l’ordine e provvede all’esecuzione. È tramite Savino Del Bene, per chiarirsi, che a dicembre partiranno i container alla volta dell’America.

Nasce un nuovo disciplinare per l’olio Evo

Fin qui il funzionamento di una supply chain classica, ben gestita. Quello che fa la differenza, come ha spiegato Biagianti, sono le informazioni che si possono ottenere, da parte dei soggetti qualificati (in questo caso Certfied Origins) su qualsiasi fase di gestione dell’olio Evo.
Inserendo il lotto si ottengono tutte le info sul prodotto, dalla materia prima utilizzata alla scheda organolettica del blend, oltre a quelle commerciali.

Obiettivo centrale del progetto blockchain, infatti, è l’approdo a un contratto intelligente: «Nella prima implementazione abbiamo uno smart contract, che vogliamo ampliare anche per acquisto materie prime. I contratti intelligenti ci consentiranno di gestire in modo automatico produzione e confezionamento direttamente da blockchain».

Come ci ha detto Biagianti, quello su blockchain è sostanzialmente un progetto di responsabilità: «di fatto abbiamo creato un disciplinare a cui i fornitori si devono attenere. Qui l’informazione da endogena a un classico sistema gestionale, diventa esogena, chi la inserisce la rende pubblica a tutti i soggetti».

Andrea Biagianti e Federico Dragoni di Certified Origins

L’olio Evo è tecnologico

E poi c’è un non trascurabile aspetto marketing: «siamo leader nell’olio Evo tecnologico. Vogliamo essere i primi a portare olio con blockchain nel mondo. Miglioriamo la nostra efficienza e i costi sfruttando gli Oracle cloud services».
Quale cloud, quello americano o europeo?
«È indifferente ai nostri fini», ammette Biagianti.

La timeline del progetto, dunque è stata corta: la prima spedizione di olio Evo con sistema blockchain partirà, direzione America a dicembre.
E quali sono, oggi, i feedback americani? «Molto positivi, con un grande interesse da parte dei buyer – spiega il CFO Federico Dragoni - . Forse addirittura a essere più interessato a questa soluzione sarà il mercato asiatico».

Per Dragoni la lezione che il settore agrifood può imparare da questa esperienza è quella di «non temere la tecnologia, che certo va spiegata e capita, ma le supply chain agroalimentari capiranno che blockchain è un beneficio. Chiaramente serve avere una struttura interna tecnologica capace, evoluta, intellettualmente aperta, e un partner tecnologico con strumenti e servizi».

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