
Cloud mode
NetApp: applicazioni a silos, il vero scoglio da superare
03 Giugno 2011
Come si supera la barriera? In vari modi. Uno è disporre di un'architettura hardware che funga da unità atomica per il cloud.
Come Flexpod, soluzione che ora NetApp ha varato per servire sistemi Sap.
Si tratta di un'architettura a tre livelli che costituisce il mattone su cui poggiare il costrutto informativo: storage di NetApp, fabric di Unified Communication Cisco, virtualizzazione di VmWare.
«L'idea è avere una diversa granularità dei componenti del datacenter - ci dice Dario Regazzoni, direttore tecnico di NetApp -. Un sistema prebuild, di cui si sa tutto a priori su come si comporta e dove può arrivare. Declinabile in modo elastico eprimo del concetto di dimensione minima. Piuttosto è un'architettura che ha nei geni la capacità di plasmarsi, adattarsi».
In ambito Sap Flexpod prelude allo spostamento delle aziende verso una fruizione dell'infrastruttura in ottica cloud: «significa portare negli ambienti Sap i vantaggi di un'infrastruttura virtualizzata».
Fisicamente Flexpod è portato alle aziende dai partner congiunti delle tre società. In che modo? «In quello classico - dice Regazzoni - affiancandosi in modo trasparente all'infrastruttura. Senza test e sviluppo, sfruttando la precostituzione dell'architettura, approntando veloci backup e restore. L'idea è avere in tempi brevi provisioning, de-provisioning e gestione del ciclo di vita, che sono la base dell'intero ambiente tradizionale».
E nell'ottica di servizio si tratta di automatizzare, rendere smart, come si dice adesso, il gateway.
In tutto questo gioca a favore la trasparenza di Flexpod verso i tool nativi: «la soluzione è application aware», dice Regazzoni.
In sintesi, una soluzione buona per l'Italia?
«Da noi la proposizione è ancora nuova. Si tratta di lavorare negli ambiti in cui si sente l'esigenza di snellire l'esistente». Per esempio? «Annullando la finestra di backup e riducendo l'Opex, sfruttando uno storage che riconosce le applicazioni».
In ambito cloud c'è un'altra iniziativa di NetApp che merita approfondimento, quella con Cisco e Microsoft per favorire la diffusione dei cloud privati. «C'è un'esigenza di mercato da coprire - dice Regazzoni -. È figlia dell'iniziativa Imagine virtual anything. Ma l'idea prevalente nostra è agnostica, ossia di non sposare un unico stack».
E in tutto questo che fine ha fatto il tema della deduplication? «È sempre presente, è alla base dell'offerta storage odierna. Nei progetti di datacenter virtualization la deduplica è l'elemento fondamentale».
- Cloud privati: NetApp fa la strada con Microsoft e Cisco
- Più Engenio per NetApp
- NetApp investe nell'analisi delle prestazioni di datacenter
- NetApp: 2011, anno dello storage unificato
- Cisco, Ucs e il fabric computing che sta arrivando
- C'è la virtualizzazione al cubo per il content management
- Un'Alliance per la virtualizzazione aperta
- I silos di informazioni si contrastano con i prototipi
- Citrix, il primo cloud è quello personale
- Il recupero crediti va meglio con il cloud
- Per i Cio cloud vuol dire una visione più ampia del rischio
- Dagli «invalsi» dei datacenter esce un'Italia lontana dal cloud
- La rete aziendale non è per definizione pronta al cloud
- Servizi It: saranno cloud o outsourcing 2.0?
SearchCIO
SearchNetworking
SearchSecurity
01net.CIO




































Rss