Microsoft: è presto per cantare vittoria

Bill Gates esulta, ma non è detta l’ultima parola. Il tribunale d’appello ha rinviato il giudizio a una nuova corte, che deciderà se davvero la casa di Redmond ha violato l’antitrust.

Tutto da rifare per il caso Microsoft? È vero che la notizia che i sette giudici della corte d'appello federale hanno respinto la sentenza con la quale più o meno un anno fa il giudice Thomas Penfield Jackson aveva imposto uno smembramento del gigante del software è stata accolta con sollievo da Bill Gates e dal suo staff di avvocati e consulenti, ma è altrettanto vero che nulla esclude successive azioni legali e soprattutto lo spettro della scissione obbligata non è allontanato del tutto.
Singolari le motivazioni. I giudici della corte di appello non hanno infatti contestato il fatto che per Microsoft si configuri la violazione delle regole antitrust, ma hanno puntato il dito contro Jackson, accusandolo di non considerato tutte le possibili soluzioni alternative e di aver anzi espresso in modo troppo aperto alcune sue personali considerazioni sull'azienda e sullo stesso Bill Gates.
Immediate le reazioni da parte di Bill Gates, il quale ha subito dichiarato che la società procederà all'integrazione di alcuni suoi prodotti, finora bloccata proprio in attesa della sentenza definitiva.
Tuttavia, potrebbe aver parlato troppo presto, anche perché la sentenza, dettagliata a precisa nelle sue 125 pagine, di fatto fa presumere un prosieguo dell'azione legale. Il trasferimento a un'altra corte non implica infatti che la divisione di Microsoft in due aziende sia ipotesi del tutto accantonata, né che la società abbia carta bianca per procedere all'integrazione dei prodotti, così come prospettato da Gates. Alla casa di Redmond tocca dunque ancora una volta riuscire a dimostrare di non avere tenuto una condotta contraria allo spirito della competitività tra aziende, di non aver sfruttato a proprio vantaggio la posizione dominante con accordi di bundling e Oem, e soprattutto di non aver violato la sezione 2 dello Sherman Act con inserendo Internet Explorer nel proprio sistema operativo.

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