Mercato domestico e internazionale per la Pmi italiana

Nel complesso i 27 Paesi dell’Unione europea e quelli Efta (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) concentrano il 55% dei flussi esportativi delle imprese manifatturiere italiane tra i 20 e 499 dipendenti. Seguono gli Stati Uniti (12,4%), l …

Nel complesso i 27 Paesi dell’Unione europea e quelli Efta (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) concentrano il 55% dei flussi esportativi delle imprese manifatturiere italiane tra i 20 e 499 dipendenti. Seguono gli Stati Uniti (12,4%), la Russia e i Paesi dell’Europa centro-orientale (9,4%). In generale, nel 2008, sono aumentate le imprese che hanno esportato rispetto al 2007 (dal 32,5% sono passate al 34,1).

Questa avanzata in direzione della nuova frontiera estera è per lo più riconducibile alle piccole imprese, per cui l’export rappresenta non tanto la vocazione principale, quanto una valvola di sfogo in grado di bilanciare andamenti congiunturali sfavorevoli sui mercati domestici.

La tendenza, comunque, non sembra essersi esaurita. Secondo Unioncamere, a fronte di un 35,6% di imprese manifatturiere operanti solo sul mercato italiano e che non intendono affacciarsi nell’immediato sui mercati esteri (39,5% di piccole aziende e 11,8% di medie), c’è un 36,8% export oriented che intende espandere ulteriormente la presenza all’estero (34% per le piccole e 53,6% per le medie) e un 24,6% che prevede di conservare le quote di mercato conquistate al di fuori dell’Italia.

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