Maritz, Vmware: «siamo nell’era del dopo-pc»

Il ceo cita Steve Jobs e definisce il cloud come una evoluzione logica di quanto accade nel mondo del computing.

Paul Maritz ha aperto il Vmworld di Las Vegas dicendo ai 19mila presenti una cosa che avevano già sentita da qualche altra parte: stiamo entrando nell’era del dopo-pc.

Il ceo di Vmware ha subito ascritto la citazione: Steve Jobs. Ma l’ha fatta sua, l’ha quotata, come si dice ora, colorandola: «il pc non è più l’unico animale nello zoo».
E l’ha contornata da alcune considerazioni.

La prima: è importante che tutti lo sappiano, utenti e partner, perché cambia il modo di pensare e distribuire applicazioni, su Web e su una pletora di dispositivi.

La seconda: cambierà il mercato delle applicazioni, che non apparterranno più a un sistema operativo o a un dispositivo. Un dato: per Maritz nel giro di cinque anni solamente un client su cinque sarà basato su Windows.

Fa un certo effetto sentirselo dire da chi per anni è stato il numero tre di Microsoft e ha fattivamente contribuito all’affermazione del modello di computing propugnato dalla casa di Redmond.

La terza considerazione: il 50% delle infrastrutture mondiali è virtualizzato e il cloud è il logico approdo di questo percorso evolutivo.
Anche perché (e qui si torna all’inizio), il modello di computing è cambiato.

La popolazione digital native (fino ai 35enni), ha detto Maritz, non sta seduta dietro a un tavolo, si muove. E non ama creare documenti: piuttosto frequenta sequenze di dati, mozziconi di testo, elementi multimediali, aggregandoli, spostandoli, togliendoli di mezzo.
Quindi, oltre all’era del dopo-pc se ne sta aprendo un’altra: quella del post-documento.

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