L’Internet Economy sarà la quinta economia mondiale

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Analisi –

Lo sostiene uno studio del Boston Consulting Group. In Italia varrà il 3,5% del Pil e acvrà un peso rilevante nello sviluppo delle piccole e medie imprese.

Secondo gli ultimi dati presentati da Boston Consulting Group, nei Paesi del G-20 l’economia digitale è destinata a raggiungere entro i prossimi 4 anni, un valore complessivo di 4,2 trilioni di dollari.
Un valore enorme che collocherebbe, questo il paragone utilizzato dall’istituto di ricerca, la Internet Economy tra le prime cinque economie al mondo, alle spalle di Stati Uniti, Cina, Giappone e India e avanti alla Germania.
Già nel 2010, sostiene lo studio, il valore complessivo del comparto ha superato il prodotto interno lordo del nostro Paese e del Brasile.
E, quel che ancor di più conta, in alcune economie arriva a rappresentare anche l’8% del prodotto interno lordo, contribuendo in modo significativo alla crescita e alla creazione di nuovi posti di lavoro.
In generale, si legge nel rapporto, per quanto riguarda la sola Unione Europea, il contributo dell’Internet Economy al prodotto interno lordo dovrebbe attestarsi nell’ordine del 5,7%, mentre nei Paesi emergenti la velocità è di ordini di grandezza superiore.
Per quanto riguarda invece l’aspetto occupazionale, si parla di 32 milioni di posti di lavoro in più nell’arco dei prossimi quattro anni.

In questo scenario, l’Italia, come spesso accade, non esce proprio bene.
Perché se la media del G20 attesta entro il 2016 l’Internet economy al 5,5% del Pil, l’Italia so fermerà al 3,5%. Sarà comunque una crescita rispetto al livello attuale, ancora fermo al 2,1%.

Se dunque già allo stato attuale il peso della Internet economy è rilevante, ancor di più lo sarà nell’arco dei prossimi anni, quando tre miliardi di persone al mondo, di fatto metà della popolazione, utilizzeranno di fatto Internet. E di questi tre miliardi di persone, l’80% avrà accesso ai social network.
Appare chiaro, si sottolinea nello studio, che in questo scenario sarà fondamentale per le imprese muoversi verso un’economia digitale, per capitalizzare la trasformazione che Internet sta portando in tutte le economie.
Parimenti, suggerisce lo studio, compito dei Governi sarà lasciare che siano i mercati a determinare chi in questa trasformazione uscirà vincente, incoraggiando lo sviluppo e cercando di non perdersi nella giungla dei regolamenti, che se da un lato sono necessari, dall’altro possono nascere da decisioni affrettate.

Il percorso di trasformazione riguarda in modo trasversale sia le economie sviluppate, sia i Paesi emergenti: anzi, entro il 2016 il 70% della popolazione Internet apparterrà proprio a questo gruppo di Paesi, con un netto balzo in avanti rispetto al 56% registrato ancora nel 2010.
L’accesso, si suggerisce poi, sempre più spesso sarà mobile, tanto che l’80% delle connessioni entro il 2016 farà capo a terminali mobili, e sempre più spesso da un approccio passivo, da mera fruizione di contenuti, gli utenti preferiranno un approccio partecipativo, grazie all’utilizzo di strumenti social sempre più pervasivi.

Fondamentale, tra gli indicatori presentati da BCG, sarà la crescita del commercio elettronico.
Una spinta che interesserà soprattutto le piccole e medie imprese: il fenomeno è già misurabile in Paesi come la Cina, la Germania e la stessa Italia, tanto che secondo lo studio le Pmi che hanno una presenza online e che online vendono i loro prodotti presentano tassi di crescita superiori del 22% rispetto a quelle realtà che ancora non hanno una presenza online.
In questo caso, nel nostro Paese le prospettive sono migliori, soprattutto se si tiene conto del ritardo iniziale che su questo fronte da sempre presentiamo: il nostro ecommerce è infatti destinato a passare da 20 a 50 miliardi dollari nell’arco di un quinquennio.

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