Lenovo: adesso tocca a Motorola

Accordo raggiunto per rilevare da Google le attività legate allo sviluppo di dispositivi mobili per 2,91 miliardi di dollari acquisite nel 2012 per 12,5 miliardi. Il peso dei brevetti sulla valutazione.

Per chi pensava che dopo l'acquisizione dei server X86 di Ibm e dopo l'importante riorganizzazione interna annunciata due giorni fa per Lenovo fosse arrivato il momento di tirare il fiato, ecco pronta la smentita.

Il colosso cinese è pronto per la sua acquisizione storicamente più importante: rileverà da Google la divisione dispositivi mobili Motorola per 2,91 miliardi di dollari (660 milioni in contanti, 750 milioni in azioni, 1,5 miliardi in una nota di credito a tre anni), mettendo ben saldo il piede sul mercato statunitense e aprendo a una reale internazionalizzazione un business finora concentrato nel mercato domestico.

Il prezzo dell'operazione può destare stupore, soprattutto se si considera che a suo tempo, il certo non lontano 2012, Google pagò a Motorola la bellezza di 12,5 miliardi per portarsi a casa gli asset della divisione mobile.
Tuttavia, nel quadro dell'accordo, Google manterrà i brevetti mobile, vale a dire gli asset che fin dall'inizio furono considerati il suo maggiore interesse nell'ambito dell'acquisizione.
E non è certo un caso che a commento dell'operazione, il Ceo di Google Larry Page abbia tenuto a sottolineare l'importanza e la strategicità per la sua azienda di focalizzarsi sul software per gli ambienti mobile.

Gli analisti guardano, come comprensibile, con molto interesse all'operazione, che consente a Lenovo di giocare sugli stessi terreni dei suoi competitor globali, come Apple e Samsung e vi trovano una forte analogia con quanto già fatto da Lenovo nel 2005 con l'acquisizione del business pc da Ibm.
Allora Lenovo seppe fare buon uso di quello che era al momento un asset fondamentale della divisione: il brand ThinkPad, che funse da apripista per uscire dai confini del mercato domestico.
Per la telefonia mobile, la situazione è esattamente la stessa: la forte penetrazione dei telefoni Lenovo sul mercato cinese non è stata finora sufficiente a dare al colosso la spinta giusta per portarli anche sui mercati occidentali.
Utilizzare il brand Motorola come leva di richiamo su mercati interessanti quale quello sudamericano (in primis), nordamericano o quello europeo è sicuramente un primo passo per costruire una massa critica importante al di fuori del mercato domestico.
Tradotto in termini estremi: la ”brand recognition” come leva per raggiungere la ”market recognition”.

Naturalmente, l'operazione è soggetta ad approvazione da parte delle autorità e non è detto che sia un percorso facile: nello stesso momento, di fatto, la società si trova a essere soggetta a scrutinio sia per quanto riguarda l'accordo con Ibm sia per questo con Google e non è escluso che qualche considerazione di tipo politico possa costituire ostacolo nell'iter di approvazione.

Sulla carta l'accordo rappresenta la classica situazione win-win per le due aziende; per Google è la soluzione del problema-Motorola: il business dei dispositivi mobili non è primario per l'azienda, mentre è fondamentale continuare a sostenere lo sviluppo di Android senza distrazioni derivanti da una divisione che ha visto peggiorare le proprie perdite.
I vantaggi per Lenovo sui mercati internazionali li abbiamo già accennati in precedenza: resta l'altro atout rappresentato dalla possibilità di costituire un nuovo fronte rispetto a Huawei e Zte, gli altri due colossi cinesi che negli ultimi trimestri hanno letteralmente scalato le classifiche del mercato della telefonia mobile.

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