Le pecche dell’e-commerce per il consumer electronics

Un’indagine della Ue evidenzia numerose irregolarità nei siti di e-commerce che vendono prodotti di elettronica di consumo.

È un quadro non certo incoraggiante quello che emerge da un’indagine promossa dalla Commissione Consumer dell’Unione Europea e condotta in 26 Stati membri, oltre a Norvegia e Islanda.
L’indagine ha come oggetto le attività di comunicazione, promozione e vendita sui siti Internet che commercializzano prodotti di elettronica di consumo, quali fotocamere, telefoni cellulari, lettori Mp3, pc e console di gioco.

Nell’indagine sono stati coinvolti 369 siti Web, 200 selezionati tra i più popolari in Europa e oltre 100 selezionati in base alle lamentele degli utenti finali. Nel 55% dei casi, sono state rilevate importanti irregolarità, riguardanti le informazioni sui diritti del consumatori, le informazioni sul costo totale del prodotto, dettagli di contatto del venditore incompleti. Nel 13% dei casi, si renderà necessaria una ulteriore azione di verifica e controllo transnazionale.

L’indagine della Commissione ha avuto tre testi legislativi come riferimento (la direttiva comunitaria sulle vendite a distanza, la direttiva sull’e-Commerce e la direttiva sulla pratiche commerciali scorrette e nello specifico si era posta l’obiettivo di verificare tre aree chiave:
– informazioni di contratto (in base alla legislazione della Ue, è obbligatorio fornire indicazioni complete su nome, indirizzo fisico e indirizzo di posta elettronica del venditore)
– informazioni sull’offerta (in base alla legislazione della Ue, i venditori devono fornire ai loro clienti chiare informazioni sulle caratteristiche del prodotto, sul suo costo totale, tasse incluse, ulteriori spese relative alla spedizione o ai metodi di pagamento. Il prezzo che il consumatore deve pagare non può differire da quello indicato prima dell’acquisto)
– informazioni sui diritti del consumatore (in particolare per quanto attiene al diritto di rcesso, garanzie e rimborsi).

Nel 66% dei siti ora sotto il riflettore, le irregolarità riguardano le informazioni sui diritti del consumatore, nel 45% quelle sul prezzo finale per l’utente e nel 33% dei casi quelle sulle informazioni di contatto.

Fondamentale, a questo punto, diventa però capire cosa succederà ora.
I siti giudicati irregolari sono segnalati alle singole autorità nazionali che avranno il compito di chiedere chiarimenti ed esigere correttivi, pena azioni legali successive.
Nel frattempo, la Commissione si occuperà di emanare nuove e più stringenti disposizioni, che dovrebbero essere pronte per la metà del prossimo anno.

Nel frattempo, tre Paesi hanno deciso di rendere pubblica la lista dei siti di loro pertinenza risultati irregolari all’indagini: Islanda, Lituania e Norvegia.

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