Le multe per il wi-fi “fai da te”: per Assoprovider, un decreto contro la libertà

Dino Bortolotto, presidente dell’associazione che raccoglie i piccoli Isp, è critico nei confronti del Decreto Legislativo 198/2010: “Limita la libertà dei cittadini di produrre e di autoprodurre, arrivando all’assurdo che un Isp può progettare reti pubbliche, ma non può installare apparati”.

Il
Decreto Legislativo 198/2010 che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe
identificare le aziende autorizzate a realizzare impianti di telecomunicazione
anche in ambienti privati, trova un nuovo detrattore. Si tratta di Dino
Bortolotto
, presidente di Assoprovider, l'associazione che raccoglie i piccoli
Isp (Internet Service Provider) italiani autorizzati dal Ministero: “Dal 2006 chiediamo l'abolizione del D.M.
314/92, ormai ampiamente superato dall'evoluzione tecnologica. Invece,
improvvisamente, abbiamo visto comparire questo nuovo Decreto Legislativo, che
dovrebbe recepire la direttiva europea 2008/63/CE. Quest'ultimo documento,
infatti, è teso a regolamentare il mercato degli apparati e non a limitare la
possibilità di realizzare infrastrutture private. Nella direttiva, infatti, si
parla di interfacce di rete pubblica, che non devono essere confuse con le
apparecchiature dei singoli utenti. Arriviamo invece all'assurdo che un Isp può
progettare reti pubbliche,
ma non può installare apparati
”.

Quali sono le vostre
principali osservazioni?

Con questo Decreto non si fa
altro che appesantire la burocrazia a carico delle piccole e medie aziende
italiane, limitando l'attività imprenditoriale e andando a valutare solo
aspetti puramente formali, senza premiare la reale competenza delle aziende.
Siamo invece convinti che il mercato debba essere completamente liberalizzato,
lasciando agli utenti la libertà di scegliere l'installatore cui affidarsi.
Poiché in un mercato libero la selezione avviene naturalmente e solo le aziende
in possesso di reali capacità sono in grado di sopravvivere. Al contrario il Decreto
198/2010 mira a creare una “lobby”, indipendentemente dalle competenze. Per
questo riteniamo che, per essere autorizzate a realizzare impianti di
telecomunicazione, le aziende non debbano far altro che compilare
un'autocertificazione messa a disposizione, on-line, dal Ministero stesso.

Senza una reale garanzia,
però, chi tutela la qualità dell'infrastruttura di rete degli utenti finali?

Gli utenti sono in grado di
identificare le aziende capaci di svolgere una specifica attività e, in ogni
caso, a fronte di eventuali carenze possono sempre rivalersi, anche in sede
giudiziaria, contro chi ha dichiarato, senza averne le reali competenze, di
saper realizzare un simile lavoro. Alcuni sostengono che una qualificazione sia
necessaria per tutelare la rete pubblica. In realtà quest'ultima, se
correttamente realizzata, è in grado di autoproteggersi e nessun apparecchio,
ovviamente certificato, può pregiudicarne la funzionalità, indipendentemente
dalle modalità di installazione. Inoltre simili apparati non possono mettere a
repentaglio l'incolumità fisica degli utilizzatori. Quindi è del tutto
superfluo creare un albo che, in realtà, ha l'unico scopo di istituire barriere
d'ingresso.

A questo punto, considerando
improbabile che il Decreto Legislativo possa essere ritirato, è possibile
intervenire solo sui decreti attuativi, attualmente in fase di definizione.
Quali sono le vostre proposte in merito?

Dovrebbero essere
considerati “semplici” tutti gli apparecchi caratterizzati da un'unica
interfaccia verso la rete pubblica, indipendentemente dal numero di interfacce
verso la rete privata. Questo anche in considerazione del fatto che persino una
porta Usb è un'interfaccia verso la rete privata stessa. Di contro,
condividiamo la necessità di verificare le effettive competenze di quanti
vogliano collegare impianti con più di due interfacce verso la rete pubblica,
poiché in questo caso si tratta, effettivamente, di impianti complessi.

In attesa del decreto
attuativo, però, le multe sono già in vigore...

E si tratta di sanzioni
eccessivamente gravose, soprattutto per le Pmi italiane, anche perché
colpiscono sia l'installatore sia l'utente finale che affida i lavori a
un'azienda non autorizzata. Per questo abbiamo già chiesto l'abolizione di tali
sanzioni (che vanno da 15mila a 150mila euro) o che, comunque, siano comminate
solo a seguito di violazioni verificate e ripetute. I cittadini dovrebbero
reagire in modo deciso a un simile Decreto, poiché limita la loro libertà di
produrre e di autoprodurre: le Tlc rappresentano la possibilità di trasmettere
la propria voce e il proprio pensiero a qualunque distanza. Per questo un
provvedimento restrittivo diminuisce 
la libera circolazione del pensiero e lo scambio di idee.

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