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Le multe per il wi-fi “fai da te”: Assotel approva il nuovo decreto

Normative

Le multe per il wi-fi “fai da te”: Assotel approva il nuovo decreto

“Un provvedimento che tutela gli utilizzatori”, precisa l’associazione degli impiantisti, che concorda sull’obbligo di affidare la realizzazione degli impianti nelle imprese ad aziende autorizzate. E ridimensiona la portata delle sanzioni: “non cambia molto da quanto in vigore da due decenni”.

Massimiliano Cassinelli

01 Febbraio 2011

L'approvazione del Decreto Legislativo 198/2010, entrato in vigore lo scorso 15 dicembre, che conferma e ribadisce la necessità di possedere specifiche autorizzazioni ministeriali per realizzare “reti d'utente” da collegare alle rete pubblica, sta suscitando accesi dibattiti e sollevando alcune preoccupazioni. In particolare, alcuni temono che la semplice installazione di un'apparecchiatura terminale, specificatamente definita nel decreto, possa essere soggetta a questi vincoli. Una situazione resa ancor più preoccupante dal nuovo regime sanzionatorio che, al di la degli importi pecuniari che vanno da 15mila a 150mila euro, colpisce sia chi opera in mancanza di titolo abilitativo, sia coloro che rilasciano dichiarazioni di collaudo e conformità non corrispondenti ai lavori effettivamente eseguiti. In realtà secondo Gaetano Montingelli, direttore generale di Assotel, l'associazione nella quale si riconoscono i Teleimpiantisti Autorizzati dal Ministero, “non vi è ragione di preoccuparsi per i contenuti del nuovo decreto, considerando quanto già in vigore da due decenni”.

Perché le preoccupazioni vanno ridimensionate?

Perché, in gran parte, sono frutto di giudizi affrettati. Infatti, il nuovo decreto sostituisce, abrogandola, la Legge 109 del 28 marzo 1991, che già stabiliva la necessità di possedere specifiche autorizzazioni ministeriali per installare, allacciare, collaudare e manutenere apparecchiature terminali d'utente e relative infrastrutture quando queste sono interconnesse o da interconnettere alla Rete Pubblica di Comunicazione Elettronica. Norma peraltro riconfermata anche nel D.M. 37 del 22 gennaio 2008, che riordina la legislazione sulla sicurezza degli impianti. Non dimentichiamo che, nel mercato, esistono già circa 1500 imprese, spesso di piccole e medie dimensioni, che hanno investito per disporre delle attrezzature e della struttura tecnico/installativa con le competenze necessarie per operare nel rispetto della legge. Queste aziende hanno, per effetto dalla vigente normativa, alle proprie dipendenze personale tecnico qualificato e, oggi, il totale dei collaboratori stabilmente impiegati nel settore supera di gran lunga il numero dei dipendenti degli operatori di rete pubblica.

Perché, dunque, un nuovo decreto?

Perché la necessità di recepire una Direttiva Europea in materia è stata l'occasione per aggiornare la legislazione nazionale, armonizzandola con quanto indicato dalla Comunità in termini di libera circolazione delle apparecchiature d'utente di telecomunicazioni e di contenimento di quei vincoli di monopolio che ne impediscono il libero. Il decreto punta a rafforzare le garanzie agli utilizzatori e, di conseguenza, alla collettività. Infatti, liberalizzare non può e non deve significare assenza di regole ed è sulla base di questi presupposti che ogni Stato sovrano recepisce e applica le direttive comunitarie.

Come si giustifica la necessità di un'Autorizzazione Ministeriale?

Il nuovo decreto legislativo prevede anche la definizione di nuove regole finalizzate a migliorare l'aggiornamento del pubblico registro delle imprese abilitate, strumento indispensabile di consultazione per gli utenti che vogliono affidare lavori e opere responsabilmente. Assotel ha sempre sostenuto la necessità di fornire al mercato dati certi, completi e aggiornati delle imprese inserite nell'Albo Nazionale, che è facilmente reperibile anche nel sito Internet, e degli elenchi regionali delle aziende autorizzate In definitiva, il nuovo Decreto Legislativo sottolinea e conferma quanto sia importante poter scegliere in un mercato libero, avendo la possibilità di farlo in un contesto certo di professionalità, competenza tecnica e garanzia di salvaguardia dell'investimento.

Cosa cambia, quindi, con il nuovo Decreto Legislativo?

Con il nuovo decreto entra in vigore un diverso regime sanzionatorio, che ha già generato alcuni “cambiamenti comportamentali” tra gli imprenditori di settore. Al momento, le procedure autorizzatorie, le dotazioni e la professionalità richieste alle imprese che vogliono autorizzarsi sono ancora quelle definite dal Decreto Ministeriale 314/92. Quindi, le vere novità si avranno solo nei prossimi mesi, con la presentazione del nuovo regolamento attuativo. Sarà questo documento a fare veramente la differenza, nel caso in cui fossero eliminate le attuali limitazioni riguardanti le diverse abilitazioni per realizzare impianti voce e dati, cablaggi in rame e fibra, sistemi trasmissivi wired o wireless.

Proprio l'aggiornamento delle regole attuative genera una certa apprensione...

Le nuove regole potranno solo migliorare quanto oggi regolamentato dal D.M. 314 del 23 maggio 1992, che non è più adeguato all'evoluzione tecnologica del settore. Non dobbiamo dimenticare che le reti d'utente realizzate oggi saranno chiamate a supportare il Business di un'azienda per almeno un decennio. Ed è proprio alla tutela degli utilizzatori che mira la normativa, indicando come gli impianti debbano essere realizzati da imprese strutturate, stabili, con personale regolarmente inquadrato, disposte a fare investimenti concreti in dotazioni e crescita professionale. Un'azienda che investe nella crescita propria e dei collaboratori si presuppone possa meglio garantire i clienti/utenti anche a fronte di problemi che dovessero emergere nel tempo.

Tutto questo, però, non farà aumentare i costi a carico degli utenti?

Come a parità di cilindrata vi sono auto di tutti i prezzi, così anche le infrastrutture di rete possono essere viste soltanto come un sistema per supportare tradizionali applicazioni voce-dati o, in alternativa, come piattaforme universali predisposte sia per supportare il più alto numero di applicazioni e sistemi, sia per il trasporto di qualsivoglia segnale digitale. Il cliente/utente deve sapere cosa compra, non solo quanto costa. Per questo, i teleimpiantisti che operano nel rispetto di leggi e standard offrono soluzioni indicandone con chiarezza prestazioni, affidabilità, sicurezza, flessibilità ed economicità manutentiva e d'uso.

Leggendo il decreto si ha l'impressione che ci si debba rivolgere ad un'impresa autorizzata anche per installare un semplice apparato…

Chi conosce l'evoluzione normativa sa che è un'interpretazione scorretta. Infatti l'art. 2, comma f del nuovo decreto demanda, a un prossimo regolamento d'attuazione, la definizione dei casi in cui, in ragione della semplicità costruttiva e funzionale delle apparecchiature terminali e dei relativi impianti di connessione, gli utenti possono provvedere autonomamente alle attività di installazione. Anche il DM 314/92, oggi in vigore, prevede già alcune esclusioni, come l'allaccio di un singolo apparato d'utente alla rete pubblica.

Quindi, cosa accadrà nei prossimi mesi?

Da vent'anni la realizzazione di impianti di telefonia e telematica, che oggi si possono indicare come “sistemi d'utente di telecomunicazione” ossia l'insieme delle infrastrutture fisiche di trasporto, degli apparati di networking, delle apparecchiature d'utente e dell'interconnessione alla Rete Pubblica, deve essere affidata ad aziende autorizzate e il Decreto Legislativo 198/2010 non fa altro che confermare, ribadendolo, questo concetto. Se poi, conseguentemente all'entrata in vigore di nuove regole, il Ministero disporrà i necessari controlli attuativi, è possibile prevede che, in poco tempo, si avrà un aumento esponenziale delle imprese autorizzate e la contemporanea creazione di almeno diecimila nuovi posti di lavoro.

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