L’approccio per unit plasma l’outsourcing di Atos Origin

L’offerta di servizi continuativi, di cui si occupa la divisione Managed Services, spazia dall’application maintenance all’enterprise transformation. L’organizzazione per aree tematiche permette al consulente di sfruttare al meglio le proprie competenze.

 


 


Le attività di outsourcing operation rappresentano un’area strategica per Atos Origin, sulla quale la società concentra i propri investimenti per arricchire la proposta di servizi. Circa il 40% del fatturato realizzato in Italia deriva, infatti, dall’operato della business unit Managed Services che si occupa di coordinare varie delivery unit. "La struttura della divisione – spiega Lino Moioli, che ne è il direttore commerciale – vede diverse sottostrutture, che si muovono per linee di offerta omogenee, e una direzione commerciale con la responsabilità diretta del mercato, composta da account e business developer che puntualizzano meglio l’offerta, preparano le relazioni tecniche, seguono i prospect ed elaborano le proposte".


Le circa 600 persone che compongono la business unit hanno competenze che vanno a coprire diverse aree, tra cui l’application maintenance per i sistemi proprietari legacy e per i sistemi Erp, che, insieme, dovrebbero rappresentare circa il 40% delle revenue attese nel 2003. "Fondamentalmente lavoriamo su Sap – puntualizza il manager -, con cui abbiamo un rapporto di eccellenza, Oracle Applications e, in conseguenza della nostra precedente esperienza come system integrator, anche se il tragitto è volto a conclusione, su Baan".


In questi due comparti, la società sta sviluppando proposte di transformation outsourcing, che dovrebbero consentire di coprire dall’analisi strategica alla presa in carico degli applicativi, garantire l’evoluzione attraverso progetti e seguire la parte di gestione secondo il modello di design-build-run, che è tipico di Atos Origin. Il consulente si configura, infatti, come business solution aggregator e affianca i clienti in tutto il loro percorso. La fase di design è seguita da consulenti ed executive partner, quella di build riguarda la realizzazione di progetti di supply chain, Erp, Crm ed enterprise portal e, quella di run (in cui entra in gioco la divisione Managed Services) si occupa della gestione dei sistemi già operativi.


Altre delivery unit sono quella che si occupa di facility and network management per quanto riguarda i server (nel nostro Paese il consulente non si occupa di mainframe), con il data center di Torino e quello posizionato presso la Banca Popolare di Lodi, quella attiva nel mondo automotive, fortemente legato al mercato Fiat (di cui Atos Origin è da tempo fornitore), e quella legata alla security. A queste si aggiunge la desktop service che si occupa di gestione delle flotte, area in cui il consulente vanta 15mila postazioni di lavoro e in cui punta ulteriormente a crescere. A chiudere il cerchio delle delivery unit, l’enterprise transformation, che segue da vicino le nuove tendenze, tra cui il Business process outsourcing, "settore che non vede l’Italia in prima linea – continua Moioli – ma su cui stiamo cominciando a riflettere. In genere, per Bpo si considerano le paghe o l’area amministrativa. Noi non abbiamo questo orientamento, non essendo una nostra competenza, dato che l’esperienza ci porta a misurarci con i processi del mondo industriale".

L’attenzione alle tecnologie emergenti sul mercato


Intenzione della società è di mantenere la propria expertise tradizionale nell’application maintenance, con un occhio di riguardo, tuttavia, alle novità tecnologiche, tra cui l’Asp "anche se preferiamo muoverci con cautela", come fa notare lo stesso Moioli.


In questa decisione rientra anche l’attenzione dedicata da Atos Origin alle piccole e medie imprese. "Sebbene il target deputato sia rappresentato da aziende di dimensione enterprise – mette in evidenza il manager -, quando ci si confronta con la struttura italiana, ci si deve aprire alle Pmi. Mentre con le prime la nostra proposta si lega all’outsourcing selettivo, con queste ultime ci concentriamo sul full outsourcing che va dalla gestione delle applicazioni a quella delle macchine, approcciandoci con una proposta di transformation outsourcing. Molte di queste, poi, non intendono fare grandi investimenti sui sistemi informativi e, quindi, tendiamo a trasformare la spesa sostenuta in un costo continuativo, anche attraverso formule di finanziamento".

L’importanza dei servizi continuativi


Legata a contratti che esprimono rapporti pluriennali, i servizi continuativi in ambito application maintenance concretizzano la manutenzione correttiva ed evolutiva, nonché la gestione dell’applicazione, mentre non si affrontano nuovi progetti, realizzati dalla business unit Enterprise Solution. "La nostra attività – specifica il manager – si esprime in due modi differenti, vale a dire con risorse presso il cliente o con l’intervento di un gruppo di consulenti che opera dalla nostra sede e risponde alle domande dell’azienda, anche tramite un centro di help desk".


Gli accordi stipulati prevedono, normalmente, un numero di interventi predefinito, presunto in base alla conoscenza che si ha del cliente, oltre a contemplare la possibilità di eventuali situazioni specifiche. A una quota fissa di chiamate (che si determina a partire da quella che dovrebbe essere la conduzione normale del sistema) se ne somma, quindi, una variabile. In aziende medio-grandi il carico di lavoro corrisponde, normalmente, a quello di sette persone dedicate. "I managed service o otsourcing service sono per Atos Origin molto importanti – conclude Moioli -. Il far parte di una struttura internazionale, poi, ci permette di far leva su alcuni punti di forza, tra cui il fatto che molti servizi sono proposti, discussi e costruiti a livello di gruppo e poi "vestiti" sul mercato locale, una volta adeguati e personalizzati. Riaggreghiamo gli atomi delle precedenti esperienze, riorganizzandole per suite applicative, tecnologie e settore".

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