
Intervista
La videosorveglianza? Non è solo una cosa da grandi aziende
18 Novembre 2011
Di videosorveglianza si parla sempre più spesso. Ma non tutti sono a conoscenza del fatto che può trovare valido impiego in ambiti che vanno oltre il tradizionale controllo della sicurezza. E anche che potrebbe fornire un valido aiuto nell'attività di una piccola e media impresa. Per fare un po' di chiarezza, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Luca Pari, project sales developer di Panasonic.
Oggi si parla sempre di più di videosorveglianza. Ma quali sono gli ambiti in cui viene maggiormente usata? E quali quelli dove è poco utilizzata e potrebbe invece usata in modo efficace? Anche le Pmi potrebbero trarne vantaggio?
Oggi il concetto di videosorveglianza viene associato principalmente alla sicurezza e si applica a quasi tutti gli ambiti operativi. Inoltre si parla sempre di più di Sicurezza Integrata laddove l'impianto di videosorveglianza è collegato con altri tipi di sistemi (antincendio, antintrusione, controllo accessi, e così via). L'integrazione viene ormai garantita dal fatto che i sistemi di videosorveglianza di ultima generazione sono basati sulle tecnologie IP di Networking.
La crescita del mercato della videosorveglianza negli ultimi anni è legata a diversi fattori, tra cui una maggiore richiesta di sicurezza, la riduzione dei costi degli impianti e la disponibilità di nuove applicazioni sempre più avanzate. Questa crescita ha coinvolto tutti i settori, dai Trasporti al Retail, dal Bancario all'Energetico: in tutti questi ambiti si possono trovare applicazioni specifiche realizzabili con impianti di videosorveglianza, eventualmente integrati con altri sistemi di sicurezza.
I principali ambiti in cui viene attualmente impiegato un sistema di videosorveglianza sono relativi al controllo del territorio, stazioni, aeroporti, grandi magazzini, logistiche, banche, poste, uffici pubblici, controllo del traffico, autostrade, aziende grandi e piccole, ospedali, ambiti militari, negozi, ambito privato. Tuttavia i nuovi sistemi di analisi video integrati nelle telecamere (i-VMD) e le funzioni intelligenti del sistema possono essere sfruttati dalle Pmi per trovare soluzioni di business ad hoc per i loro clienti, concentrandosi sul servizio invece che sul prodotto.
Se devo partire da zero, è facile convincermi a puntare su un'infrastruttura IP. Ma se invece ho già un sistema di videosorveglianza e voglio aggiornarlo perché dovrei puntare sull'IP? Questo cambiamento cosa comporterebbe per la mia infrastruttura analogica? Si può anche fare una stima in termini di costi ed eventuali risparmi?
La migrazione di un sistema dalla tradizionale architettura analogica a una IP è la soluzione consigliata in tutti i casi in cui si vuole ampliare il proprio sistema di videosorveglianza salvaguardando l'impianto esistente e contemporaneamente acquistando prodotti tecnologicamente avanzati. In questo modo si potranno avere prodotti con sensori a elevate prestazioni, immagini di altissima qualità, una trasmissione ottimizzata, oltre a una riduzione dei consumi.
La migrazione rispetto alla sostituzione prevede di realizzare questo percorso attraverso diversi passi graduali, permettendo di diluire nel tempo l'investimento e di riutilizzare l'infrastruttura analogica integrandola nel nuovo sistema IP.
Questa integrazione può avvenire a diversi livelli, in base a quanta parte del vecchio impianto analogico si vuole mantenere. Le prestazioni di un impianto IP composto da almeno 16 telecamere, come le nostre Smart HD, hanno un Total Cost of Ownership nettamente inferiore rispetto a un tradizionale impianto analogico per cui è stato stimato che in cinque anni l'investimento viene ripagato.
Avete recentemente presentato un kit per la Business Intelligence, che indirizzate all'impiego nelle attività commerciali e che consente di “ottimizzare” le vendite attraverso l'analisi della tipologia dei clienti, arrivando anche al riconoscimento dei volti. Per quale tipo di attività ritenete sia più indicato? Si tratta di un'offerta che può essere usata anche in realtà di piccole dimensioni? Che tipo di competenze richiede per l'utilizzo? Il fatto di riconoscere i volti come si rapporta con la tutela della privacy?
Il sistema di Business Intelligence viene realizzato utilizzando una telecamera della serie Smart HD, abbinata a un sistema di registrazione NV200 con la relativa licenza software NVF20. In questa configurazione si possono realizzare le funzioni di People Counting e di riconoscimento del sesso e dell'età. Il sistema si basa sulla funzione Face Detection a bordo delle telecamere Panasonic Smart HD.
Questa funzione permette alla camera di comunicare in tempo reale la posizione del volto all'interno dell'immagine, senza eseguire alcuna registrazione o riconoscimento dello stesso. Sarà il registratore grazie alla licenza aggiuntiva a eseguire le operazioni di conteggio delle persone e di riconoscimento del sesso e dell'età, sempre in tempo reale e sempre senza dover necessariamente registrare le immagini, quindi perfettamente a norma con le regole imposte dal Garante della Privacy.
I dati potranno essere successivamente rielaborati ai fini di analisi statistiche e di marketing. Il kit di Business Intelligence ha un costo d'investimento iniziale sicuramente elevato, che però potrebbe essere ammortizzato in breve tempo come supporto alle attività di Marketing. A bordo del registratore esiste anche un'altra funzione chiamata Face Matching che si basa su questa tecnologia. Tale funzione, indipendente dalla precedente, permette di eseguire un reale riconoscimento del volto sulla base di un database a bordo del NVR ai fini di controllo degli accessi. In tal caso le immagini devono essere registrate e il sistema autorizzato dal Garante, per poter essere utilizzato dal cliente finale.
Inoltre, per il riconoscimento dei volti mi servono videocamere ad alta risoluzione? Se sì, che larghezza di banda mi serve e come ciò impatta sul resto della mia dotazione infrastrutturale (in termini di dispositivi di rete e capacità elaborativa)?
Il sistema è compatibile solo con le videocamere della serie SmartHD la cui risoluzione minima è 800x600 pixel. L'utilizzo di camere con prestazioni superiori (HD o FullHD), permette di aumentare solo il campo visivo inquadrato: per supportare il riconoscimento di un volto, questo deve essere composto da un minimo di 125 a un massimo di 300 pixel in orizzontale.
La telecamera interessata genera solo 5 fotogrammi al secondo in standard H.264, quindi si ha un impatto minimo sull'infrastruttura di rete, soprattutto se comparata con quelle di sorveglianza che generano 25/30 fotogrammi al secondo occupando in HD dai 2 ai 4Mbps per telecamera (in base alla qualità richiesta). Quindi, considerando un ingombro massimo di banda corrispondente a 4Mbps, la camera per il riconoscimento dei volti occuperebbe meno di 1Mbps.
SearchCIO
SearchNetworking
SearchSecurity
01net.PMI


























Rss
