La rete si allarga ai server e allo storage

Se il 2000 è stato l’anno della convergenza, termine nuovo per indicare il processo che per molti anni è stato definito (con i dovuti distinguo correlati al fenomeno Internet e IP) come integrazione, il 2001 si avvia a inserire un nuovo fattore nell’eq …


Se il 2000 è stato l’anno della convergenza, termine nuovo per indicare il processo che per molti anni è stato definito (con i dovuti distinguo correlati al fenomeno Internet e IP) come integrazione, il 2001 si avvia a inserire un nuovo fattore nell’equazione rete-servizi aziendali.
Questo fattore deriva dall’affermarsi di un nuovo insieme di architetture e di piattaforme tecnologiche in un settore sino ad ora sostanzialmente posto ai margini del mondo vero e proprio delle reti aziendali, quello dello storage. Gli apparati compresi in questo segmento tecnologico sono stati per lungo tempo visti come dei sistemi periferici di entità quali ambienti CED o server farm, sostanzialmente dissociati dallo strato di rete geografica e, in parte, anche dalla rete locale.
Ora tutto ciò sta cambiando e a livello aziendale si sta rivelando essenziale, in fase di riprogettazione delle proprie applicazioni, prendere in considerazione, sin dalla fase iniziale di un progetto, questo nuovo fattore.
Questa affermazione è vera in generale. Diventa però essenziale se si pianifica una rete orientata al supporto e all’erogazione di applicazioni di e-business evolute. Per intenderci, applicazioni in cui non solo si procede a ridefinire la modalità operativa stessa delle applicazioni aziendali, ma anche allo sviluppo di applicazioni complesse di CRM, dove l’interazione con il mondo esterno, l’esigenza di analizzare e spostare da un punto all’altro della rete grosse moli di dati, l’esigenza di trattare applicazioni che generano e utilizzano flussi dati, voce o video, finisce con il rappresentare una percentuale significativa del volume complessivo dei dati trattati.
Per fortuna, altrettanto in sordina e in modo sostanzialmente poco noto all’ambiente di Communication Technology classico, si sono delineate e consolidate delle architetture quali le SAN e la NAS, che hanno fatto di Internet il punto focale delle modalità di interazione in ambito geografico e di supporti in fibra quello locale e metropolitano. Questo indubbiamente facilita il processo in corso di integrazione tra i relativi mondi. Inoltre, sono già sorti dei comitati che hanno proceduto nella definizione di standard di comunicazione, i quali permettono di distribuire in ambito geografico i dati, vedendo gli apparti di storage o i server come degli elementi finali della rete stessa. In pratica degli user specializzati, cosa che rappresenta una notevole semplificazione in fase progettuale.
L’interesse ovviamente è notevole. In un’ottica di nuovi servizi, che non potranno non avere una forte componente multimediale, non avrebbe senso installare reti di nuova generazione senza prevedere dove, come e con che modalità, archiviare informazioni o farne il retrieval in modo intelligente e con una razionale utilizzazione delle costose risorse IT, oltre che di rete.
L’esigenza di definire un quadro unico, una specie di doppia convergenza tra voce e dati e tra sistemi di rete e sistemi server-storage, appare evidente se si considera ad esempio che in uno di queste associazioni, quella che ha definito lo standard di comunicazione in rete di sistemi di storage e di server distribuiti Infiniband, partecipano società quali Cisco, Ibm, Intel, Nortel congiuntamente a Compaq, Dell, Microsoft, Nec e Sun, solo per citarne alcune di quelle, tutte di primo piano, che partecipano all’iniziativa.
Peraltro, a questo sforzo si sta abbinando un altro fattore evolutivo, quello verso la realizzazione di infrastrutture in grado di erogare servizi di rete o applicativi in modo indipendente dall’allocazione delle risorse fisiche, viste nel loro complesso come un insieme virtuale a cui l’applicazione accede in modo trasparente. Questo approccio, riferito come “virtual networking” o “virtual storage”, rappresenta una ulteriore innovazione di cui si dovrà tenere progressivamente conto nella realizzazione delle applicazioni ICT di nuova generazione.

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