La pirateria? Si combatte anche con il cloud

Parla Matteo Mille, direttore divisione genuine Software in Microsoft Italia. Con un tasso di pirateria al 49% il nostro Paese è in Watch List. Le implicazioni economiche, il ruolo dei partner, le colpe dell’online, le tutele legali.

Può il cloud aiutare a ridurre la pirateria online?
Matteo Mille, direttore divisione genuine Software in Microsoft Italia, è convinto di sì.
”Si paga quel che serve e quel che si usa e, soprattutto, in genere non ci si affida a terzi ma si va dritti alla fonte, appoggiandosi a datacenter certificati”.
Tuttavia, la strada verso il cloud è ancora lunga e nel frattempo bisogna fare i conti con un tasso di pirateria che nel nostro Paese è ancora troppo elevato e che crea danni misurabili all’intero sistema.

”Quando si parla di contraffazione, si è portati a pensare ai settori della moda e del lusso. Senza pensare che la contraffazione incide per il 20% nel business della moda e per il 5% in quello, ad esempio, degli orologi. Nel mondo del software, invece, la pirateria ha un tasso di penetrazione del 49%, con un effetto deleterio sul gettito fiscale e sulla capacità di attrarre investimenti dall’estero”.

Proprio l’impatto economico è quello che a Mille preme sottolineare.
E non solo perché da anni il nostro Paese è stato inserito nella cosiddetta watch list compilata dall’Office of the United States Trade Representative nell’ambito del report Special 301, insieme ad altri Paesi come Brasile, Canada, Cina, India Russia, Spagna e Ucraina.
Soprattutto perché gli indicatori redatti dal World Economic Forum mostrano che i venti Paesi nei quali la tutela della proprietà intellettuale è più forte si collocano tra i primi ventisette Paesi nella classifica che misura gli indici di competitività, mentre di converso i venti Paesi nei quali la tutela è più debole occupano gli ultimi 36 posti della stessa classifica.

Concretamente, secondo gli studi condotti da Bsa, di cui Mille è presidente, se in Italia si riuscisse a ridurre di dieci punti percentuali il tasso di pirateria, portandolo dunque dal 49 al 39% (un livello in ogni caso superiore alla media europea attestata al 33%), il vantaggio potrebbe misurarsi in 3,6 miliardi di euro in più di Pil, generato da tutto l’ecosistema, in 1,2 miliardi di euro di gettito fiscale in più e in un recupero di circa 8.000 posti di lavoro.

È questo un tasto sul quale Bsa da tempo insiste.
Vista la situazione, è importante capire dove stanno i nodi irrisolti.
Secondo mille non è un problema di prezzi, né di business model.
Mille ne fa una questione culturale.

Assolve, almeno parzialmente, la rete dei partner Microsoft il manager.
”Da anni facciamo uso dei mistery shopper. Ne abbiamo inviati oltre 1500 in Lombardia e 8.000 su tutto il territorio nazionale. E la media di irregolarità che abbiamo rilevato è passata dal 26% del 2006 al 18% attuale, con punte molto più basse in regioni come la Lombardia, che si attesta al 9%, preceduta da regioni come il Trentino”. Parimenti, Mille assolve anche il sistema legislativo: ”In Italia abbiamo norme molto buone e non a caso proprio in virtù dei miglioramenti che abbiamo introdotto nella nostra legislazione quest’anno possiamo sperare di uscire dalla wacth listi americana. Il Dlgs 231, ad esempio, è una eccellenza nella tutela della proprietà intellettuale perché impone alle società private di adottare processi di controllo sul software presente in azienda”.
Mille esprime lo stesso giudizio positivo anche nei confronti della direttiva presentata dall’Agcom  e attualmente in fase di studio , per indirizzare la pirateria online.
”Perché oggi la criticità si è spostata sull’online ed è online che si perpetra la maggior parte delle azioni illecite”.

E contro questa situazione, le contromisure si chiamano formazione, creazione di nuovi strumenti (Mille ricorda ad esempio le soluzioni sviluppate ad hoc per le piccole e medie imprese), sviluppo di un’offerta cloud che vada a complementare la tradizionale vendita di prodotti su licenza.

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