La Gdo non perde il vizio di pagare in ritardo

Un’indagine di D&b conferma che la grande distribuzione verso la quale molti puntano non perde il vizio di farsi finanziare dai fornitori

La grande distribuzione rimane l'obiettivo di molti produttori. Un sogno non tanto proibito che porta con sè anche un incubo. Quello dei pagamenti ritardati. Secondo le analisi di D&b (Dun & Bradstreet) in Italia le aziende della grande distribuzione organizzata - supermercati, ipermercati, grandi magazzini e superfici commerciali diversificate - si confermano solide. "Ma confermano anche la pratica di sfruttare tutta la loro forza contrattuale per farsi finanziare dai fornitori". Sarà anche per questo che l'indagine conferma "un rischio d'impresa inferiore a quello delle aziende italiane nel suo complesso. Più precisamente, le aziende della Gdo in condizioni di rischio minimo o comunque basso sono risultate il 56,5 per cento (contro il 50,1 del complesso delle aziende italiane), quelle in condizioni di rischio sopra la media il 27,2 per cento (contro il 34,1), quelle con rischio elevato il 16,3 per cento (contro il 15,8)". La parte più interessante arriva però quando si affronta il discorso relativo ai pagamenti. Per tutta la grande distribuzione organizzata "la media dei giorni di ritardo è risultata ancora di gran lunga superiore al dato medio nazionale (quello di tutte le imprese italiane di tutti i settori), e cioè pari a ben 26 giorni contro 16". Per ipermercati e grandi magazzini
"è prassi normale gravare di oneri finanziari i fornitori". Solo il 36,5% dei pagamenti sono puntuali o con ritardi non superiori ai 15 giorni, mentre il 44% avviene con ritardi compresi tra i 15 e i 30 giorni e il 19,5 % con ritardi oltre i 30 giorni. E questo mentre alla scala nazionale e per tutti i settori (Pa esclusa) i pagamenti effettuati con puntualità o con ritardi entro i 15 giorni sono il 64,8%, quelli con ritardi sino a 30 giorni il 23,2% e quelli con ritardi superiori ai 30 non più del 12%.

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