La crisi mette in ginocchio il Sud

a cura di Euroreporter.eu

La crisi sta mettendo letteralmente in ginocchio le piccole e medie imprese del Mezzogiorno dove l'80% degli imprenditori ha dichiarato di “essere colpito significativamente” dalla recessione". Le imprese chiedono agevolazioni fiscali e un accesso al credito più agevole.

Per ridare fiato all'imprenditoria nostrana il governo si sta muovendo su più fronti e sta lavorando, ha riferito il Ministro per le Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi “per attuare politiche di accesso ai fondi Ue”.

E' quanto emerso nel corso del convegno “Mezzogiorno e Pmi” organizzato da Confcommercio a Bari. L'evento è la quinta tappa del Roadshow sulle Piccole e medie imprese della Confederazione Generale Italiana che nell'appuntamento nel capoluogo pugliese ha presentato i risultati dell'indagine su “Mezzogiorno e Pmi” realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format-Ricerche di Mercato.

Per il Meridione quello che emerge dal rapporto Confcommercio è un quadro a tinte fosche: un'impresa su due ha difficoltà a far fronte al proprio fabbisogno finanziario a causa principalmente del ritardo e dell'irregolarità dei pagamenti (rispettivamente per il 48,7% e per il 43,9% delle pmi), e del fatturato insufficiente (per il 22,1%). Inoltre il 54,9% delle pmi non effettuerà investimenti nel periodo 2009-2010.

Per circa un terzo delle imprese, è la mancanza di risorse l'ostacolo all'avvio di programmi di investimento e il 31,6% delle Pmi investirebbe con l'aiuto pubblico. Il 38,1% delle imprese, poi, ritiene che la propria capacità di fare ricerca e innovazione sia limitata da vari fattori, soprattutto dalle prospettive di mercato non favorevoli (per il 58,2%) e dalle difficoltà di reperimento di risorse per finanziare “progetti rischiosi” (per il 25,1%).

“E' una crisi difficile”, ha riferito Ronchi nel corso del suo intervento, “i segnali di ripresa ci possono essere ma credo che sia ancora tutto da scrivere. Certamente il Governo sta attuando politiche a livello di Unione Europea per poter accedere ai fondi”.

Secondo il responsabile italiano alle politiche europee il problema di fondo è che “per tanti anni la politica ha sbagliato e non si è attrezzata di una realtà amministrativa in grado di poter realizzare progetti rispetto ai quali l'Europa deve dare il suo consenso”. Negli ultimi mesi però l'Italia ha dimostrato di essere in grado di rialzarsi portando a casa grandi successi.

L'ultimo è stata la decisione della Commissione europea di archiviare formalmente la procedura di infrazione contro l'Italia per l'impatto sulla direttiva habitat dei lavori del Mose, il sistema di dighe destinato a proteggere Venezia dall'acqua alta. Una decisione cruciale per il rappresentante del governo italiano: “significa rilanciare un grandissimo progetto che rimette in moto l'economia chiudendo anni di contenzioso”.

“Credo”, ha aggiunto, “che spesso e volentieri non si è capita l'importanza dell'Europa, spesso e volentieri non si sono realizzati progetti che erano in grado, anche dal punto di vista qualitativo, di poter essere approvati. Basta vedere gli altri Paesi europei, che hanno capito come bisognava fare”.

Sulla situazione allarmante nel Meridione si è pronunciato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli che ha portato l'attenzione della platea sulle priorità: “la prima è un rapporto diverso col sistema bancario, poi misure di sostegno agli investimenti e in generale agevolazioni fiscali, un impegno determinato nei confronti della legalità e della sicurezza”.

Alle parole di Sangalli fa eco l'intervento di Emanuele Papalia, presidente di Confcommercio Puglia e della commissione nazionale Mezzogiorno di Confcommercio, “il Meridione non deve rappresentare un problema ma un'opportunità”, ha spiegato Papalia e ha concluso, “siamo convinti che possa dare risposte forti alla crisi se viene messo nelle condizioni di farlo, dotandolo di infrastrutture, dando la possibilità alle attività commerciali di avere ammortizzatori sociali e un accesso al credito più agevole”.

Le pmi rappresentano il 95% sistema produttivo italiano, il 70% del Pil e l'80% dell'occupazione , “queste risorse”, ha concluso Sangalli, “devono essere coltivate per uscire il più rapidamente possibile da questa situazione di crisi”.

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