
Rapporti
L'Ict utile a chi cura e a chi è curato
26 Aprile 2012
Quella promossa dalla School of Management del Politecnico di Milano con il contributo dell'Ict Institute del Politecnico di Milano e in collaborazione con Senaf/Exposanità, è un'analisi empirica che, grazie alla collaborazione con Doxapharma e Fimmg, ha raccolto il parere di 637 medici di medicina generale.
Da qui una serie di evidenze utili a constatare il grado di diffusione attuale dell'Ict tra i medici di casa nostra che, nell'ambito della medicina generale, si dicono convinti utilizzatori della Rete per ricercare informazioni, supportare la relazione con i pazienti, ma anche per formarsi e scambiare informazioni con altri operatori sanitari.
Ma non solo.
Circa un quarto del campione interpellato possiede un proprio sito Internet, attraverso il quale è in grado di fornire prevalentemente informazioni sul proprio studio medico, mentre ancora molto rari si configurano quei servizi interattivi che permettono di prenotare autonomamente online visite mediche, richiedere ricette ripetitive o accedere a strumenti di medicina 2.0 come forum, blog, chat e quant'altro.
Sulla medesima falsa riga (anche se solo l'11% degli interpellati in camice bianco utilizza sistemi di teleconsulto per confrontarsi con i propri colleghi), ben il 67% ha palesato il proprio interesse similmente a quel 65% di interlocutori che sperimenterebbero senza remore i sistemi di telemonitoraggio e teleassistenza dei pazienti rispetto a quel ben più contenuto 8% che già lo fa.
Più contenuto, invece, l'interesse espresso (dal 49 e dal 46%) dal campione della Ricerca 2012 in tema di ricette elettroniche e di consultazione del Fascicolo Sanitario Elettronico a cui accedono rispettivamente il 23 e il 34% dei medici di medicina generale coinvolti nella survey.
Ancora una volta, le criticità espresse ruotano attorno a usabilità e utilità degli strumenti elettronici e informatici per i quali sono sempre molto forti le aspettative nutrite in termini di aumento della velocità nello svolgimento delle proprie attività mediche (citata dal 66% del campione), mentre per il 63% l'utilizzo pieno delle nuove tecnologie potrebbe apportare un notevole aumento della qualità delle prestazioni offerte quando un altro 62% promuove la semplificazione dei processi svolti “grazie all'apporto nello snellimento burocratico e dei passaggi decisionali e alla maggior razionalizzazione delle attività”.
E i cittadini/pazienti?
Grazie alla collaborazione con Doxa, nella survey promossa dalla School of Management del Politecnico di Milano non è mancata anche la voce di un migliaio di cittadini interessati, nel 30% dei casi, a consultare online i propri referti, ma anche ad accedere (28%) alle informazioni sanitarie personali e verso servizi self service, tra cui prenotazione/annullamento delle prestazioni (24%) e pagamento online delle stesse (23%).
Com'è ragionevole supporre, i benefici evidenziati dai cittadini che utilizzano questi servizi sono rilevanti su tempi e costi per prenotazioni, pagamenti e accesso a prestazioni sanitarie, mentre risultano ancora limitati su aspetti che favoriscono la consapevolezza e l'autodeterminazione del cittadino in termini di possibilità di scegliere fra diverse strutture/medici o di venir coinvolto nel proprio processo di cura.
Secondo quanto evidenziato, risultano naturalmente di interesse i servizi di assistenza domiciliare, che però presentano livelli di utilizzo molto limitati nonostante per alcune tipologie di strumentazione (come i sistemi di segnalazione delle emergenze, di monitoraggio delle condizioni del paziente a distanza e di telediagnosi presso il proprio domicilio) i cittadini sarebbero anche disposti a pagare.
Nemmeno a dirlo, i benefici evidenziati da coloro che già li utilizzano risultano, nel 71% dei casi, un maggiore controllo del proprio stato di salute, l'aumento della qualità delle cure ricevute (72%), la riduzione di tempi/costi per usufruire delle prestazioni (63%) e l'umanizzazione della cura stessa (58%).
Com'è logico presumere, gli utenti chiave di questo tipo di servizi sono persone di età superiore a 45 anni, con un buon livello di istruzione, utilizzatori esperti di smartphone e tablet, “a dimostrazione di come il canale mobile sia destinato a rappresentare una leva importantissima per la diffusione di questi servizi soprattutto nelle nuove generazioni”.
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