
E-commerce
L'e-commerce non conquista il consumer
Gianluigi Torchiani - B2B24.IT
18 Marzo 2011
Il ritardo italiano
Se si raffronta la situazione italiana con quella di altri paesi europei, il ritardo del nostro Paese è ancora più evidente: nella Penisola il canale online della tecnologia di consumo (considerando soltanto il business to consumer) sviluppa il 5,3% del totale delle vendite a valore, contro una media europea (11 paesi presi in esame da Gfk, ndr) del 13,6%. Il dato italiano del 2010 è addirittura dietro la media europea del 6,3% registrata nel 2006, per i tempi di Internet quasi un'era geologica fa. In cima alla classifica dei Paesi in cui le vendite on line hanno raggiunto una importanza maggiore nei beni di consumo durevoli c'è la Repubblica Ceca (23,7%), seguita dalla Germania (19,3%) e, a distanza ravvicinata, dalla Gran Bretagna (19,2%).
Pochi picchi nell'on line
Anche scendendo a livello di singoli settori, in Italia l'e-commerce non sembra sfondare: il canale Internet pesa il 9,9% per la fotografia, il 6,5% per l'elettronica di consumo, il 5,4% per l'informatica e il 2,8% per la telefonia. Nel 2010, in particolare, nell'on line si è assistito a una crescita della fotografia (+21,8%), dell'elettronica di consumo (+9,1%) e della telefonia (+3%). Si distingue in negativo il comparto It (-5,2%), che riduce il proprio peso nel canale on line dal 37% al 33%
La scarsa convenienza di prezzo
La crescita contenuta del canale on line nella tecnologia di consumo, secondo Gfk, dipende però soprattutto da motivi strutturali. Scegliendo l'e-commerce i consumatori possono infatti contare su una scelta più ampia (in media 67 marche vendute per sito contro le 18 di un punto vendita tradizionale) - attraendo così gli “impallinati” della tecnologia - ma non sulla leva fondamentale per ottenere grandi numeri: il prezzo. Nonostante sia lecito attendersi di spendere meno sul Web rispetto ai negozi fisici, in realtà molto spesso non è così, segnala Gfk, soprattutto a causa della politica aggressiva seguita dalla distribuzione tradizionale nell'ultimo biennio, che ha provocato un forte aumento degli sconti e delle promozioni (35% dei volumi nell'informatica nel primo trimestre 2010). I livelli non eccezionali del Web nella tecnologia di consumo, in ogni caso, sono una caratteristica dell'intero e-commerce italiano: l'unica macroarea a poter vantare su Internet un peso superiore a quello dei beni durevoli è il turismo, segnalava a novembre l'ultima analisi del Politecnico di Milano.
La strategia dell'industria
Se i consumatori sono ancora un po' renitenti all'acquisto sul Web, l'industria invece sembra comunque più pronta a credere in questo canale: un'indagine Andec evidenzia una leggera crescita rispetto al 2009 (dal 60 al 63%) dei produttori di elettronica che utilizzano l'e-commerce e una significativa diminuzione delle imprese associate (dal 25% al 15%) che non intendono investirci. Il modello di vendita che si va affermando è però quello indiretto, attraverso una delega della fase commerciale ai siti di e-commerce dedicati o ai portali appositi legati ai nomi tradizionali della distribuzione.
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