Jim Whitehurst: l’innovazione è partecipazione

Ospitiamo un intervento di Jim Whitehurst, presidente e Ceo di Red Hat, il quale, mutuando il concetto iconizzato da una celebre canzone di Giorgio Gaber, esprime la necessità di gestire i cambiamenti in modo corale, anche dal punto di vista tecnologico.

La tecnologia è il motore di molti dei cambiamenti che stiamo vivendo. Mantenere il ritmo e superare le sfide richiede un modo nuovo di pensare e nuove soluzioni creative. Ma molti  ostacoli che ci troviamo ad affrontare, dal rallentamento della produttività e una crescita economica stagnante, fino all’insufficiente finanziamento delle scuole e al cambiamento climatico, sono troppo complessi perché una sola persona, o una singola organizzazione, li possa affrontare con successo. Dobbiamo trovare nuovi modi per lavorare insieme, E per farlo, dobbiamo essere pronti a rivedere il nostro modo tradizionale di pensare come il lavoro viene svolto. Dobbiamo accettare il fatto che la partecipazione sia la nuova forma di innovazione.

Stiamo entrando in quella che i partecipanti all’ultima edizione del World Economic Forum a Davos hanno chiamato la quarta rivoluzione industriale. Se sono stati i grandi impianti meccanici a dare il via alla prima rivoluzione industriale nel 1700, e le macchine elettriche di dimensioni più contenute a guidare la seconda ondata, è toccato ai computer il compito di portarci nella terza era industriale, con l’introduzione del microchip negli anni Settanta. Le strutture aziendali di oggi derivano dalle evoluzioni di tutti questi periodi.

Ma la continua evoluzione dei computer e dell’IT ci ha portato in un’era completamente nuova, che promette di cambiare tutto quello che sappiamo sul modo di lavorare.

Come disse Steve Jobs, il computer è una sorta di bicicletta per la mente, perché consente di moltiplicare le proprie capacità e la velocità con cui si mettono in pratica. Ora abbiamo una tecnologia informatica emergente che chiamiamo intelligenza artificiale, che promette di abbattere le barriere del mondo fisico e che ci permetterà di pedalare ancora più veloci. E questo porta una domanda: come si può sostenere questo ritmo di crescita, o addirittura mantenersi in vantaggio? Come è possibile spingere le persone a innovare ed a sviluppare idee rivoluzionarie che abbiano lo stesso peso della macchina a vapore o della CPU?

La risposta sta nel potere della partecipazione e dell’innovazione aperta. Quando si mettono insieme gruppi di persone da organizzazioni e specializzazioni differenti, e si concede loro la libertà di collaborare, la capacità di innovare cresce in modo esponenziale. E se penso all’open source, lo scopo non è avere la miglior soluzione individuale da migliaia di persone, ma ottenere una soluzione migliore frutto del lavoro di migliaia di persone che operano insieme. La questione è come trovare sinergia nell’innovazione quando c’è una partecipazione comune.

La partecipazione dell'orchestra

Facciamo il paragone di un’orchestra, che si compone di tanti musicisti individuali, ognuno dei quali dotato di capacità e talento peculiari. Il ruolo del direttore è quello di far collaborare questi musicisti tra loro in modo che la musica che ne esce sia in qualche modo superiore e più completa rispetto a quanto sarebbero stati in grado di fare singolarmente. Ma per creare musica meravigliosa, per ottenere il miglior contributo creativo dal loro team, i più noti direttori d’orchestra riconoscono che devono in qualche modo mettere da parte il controllo. Anziché usare un approccio gerarchico basato sul classico modello di comando e controllo, i migliori direttori creano le condizioni in cui i musicisti abbiano la libertà di alimentarsi a vicenda.

Come disse una volta il famoso direttore d’orchestra israeliano Itay Talgam: “Il danno peggiore che io possa fare alla mia orchestra è quello di dare loro istruzioni ben definite. Questo renderebbe impossibile il gioco di squadra, l’ascolto reciproco, che è necessario per un’orchestra”.

Lo stesso approccio si applica al nostro modo di lavorare. Non è sufficiente dare a qualcuno il compito di innovare. Piuttosto, come leader, dobbiamo creare le condizioni in cui i semi dell’innovazione possano germogliare grazie alla partecipazione.

E, proprio come in un’orchestra, servono molti talenti diversi per eccellere. Non conta quanto è grande l’organizzazione, ci saranno sempre più persone dotate di talento e con prospettive ed esperienze differenti all’interno e all’esterno. E, se si desidera sfruttare al massimo il proprio potenziale di innovazione, sarà inevitabile accedere a queste risorse anche se sono distribuite su organizzazioni o anche aree geografiche differenti. E pensando oltre queste frontiere, è possibile ottenere molto di più insieme.

Uno dei motivi per cui ho scritto il libro The Open Organization, è quello di spingere altri ad abbracciare l’apertura e la partecipazione nelle loro organizzazioni e comunità. Partecipazione e open source aiutano a cambiare il mondo modificando quello che è possibile. Nella pubblica amministrazione, gli open data e il coinvolgimento dei cittadini aiutano a migliorare la trasparenza e a portare nuovi servizi al pubblico. In ambito sanitario, la possibilità di accedere liberamente ai dati può aiutare a salvare vite o consentire avanzamenti delle ricerca. Nelle scuole, l’open source trasforma la formazione e il modo in cui gli studenti imparano, e consente un accesso maggiore che aiuterà a formare una nuova generazione di innovatori, leader e cittadini globali. L’open source – nella tecnologia, ma non solo – contribuisce a rendere possibile l’impossibile.

Immaginate se i principali settori della nostra società iniziassero a operare secondo ecosistemi interoperabili costruiti su principi open source quali la trasparenza, la condivisione e la partecipazione di massa. Come potrebbe diventare il nostro mondo in dieci o venti anni se liberassimo questo tipo di potenziale per la nostra innovazione?

Sono convinto che sarà la nostra capacità di guidare e alimentare la creatività di miliardi di persone al mondo a determinare il ritmo del progresso umano nel prossimo secondo. Questo è il vero vantaggio della partecipazione.

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