Inizio d’anno senza botto. L’interoperabilità è sempre una chimera

Bea, Oracle e Sun danno vita alla Java Tools Community per costruire un framework comune per lo sviluppo Java e, quindi, per i Web service. Borland e Ibm, due grandi produttori di tool, non fanno parte dell’iniziativa. Vecchie questioni e nuove sensazioni non aiutano l’incontro.

Sun, Oracle e Bea sono i principali promotori della Java Tools Community (Jtc), un gruppo di lavoro costituito con l’obiettivo di migliorare l’interoperabilità dei tool di sviluppo Java e promuovere l’adozione della piattaforma tra gli sviluppatori, per far sì che questi declinino le proprie creazioni sul fronte Web. Il gruppo dovrebbe lavorare a stretto contatto con Java Community Process (Jcp), l’organizzazione a tutela e controllo degli standard Java. Nelle intenzioni dei promotori, la Jtc dovrebbe mettere a punto nuovi tool nel rispetto degli standard Jcp e in particolare modelli di oggetti, documenti, sottosistemi e framework.


Nel proprio ruolo, Jtc rilascerà raccomandazioni e proporrà specifiche così da facilitare lo sviluppo di tool che a loro volta rendano più facile ed efficace la realizzazione di applicazioni Java. Tutto bene? No.


Attorno la Jtc già aleggia scetticismo, che nasce dal timore che in essa si replichino gli stessi difetti evidenti in Jcp e in particolare una certa inefficienza e lentezza nel finalizzare gli standard. Il timore, quindi, è che il gruppo di lavoro, anziché contribuire a migliorare la catena di sviluppo, finisca per rappresentare un ulteriore appesantimento del processo.


I partecipanti al team di sviluppo si dicono convinti che Jtc non solo sarà un facilitatore per la comunità degli sviluppatori, ma aiuterà a rendere più facile la strada verso la maggiore usabilità di Java, che poi è l’obiettivo a cui puntano tutti coloro che hanno scelto questo linguaggio.


C’è, però, da registrare l’assenza di Ibm e di Borland dal contesto, nel quale figurano anche Compuware, Embarcadero e Sap.


Borland, ha deciso di non entrare a far parte del gruppo poichè ritiene non vi sia abbastanza chiarezza rispetto ai rapporti tra Jtc e Jcp. La scelta dell’azienda, dunque, è quella di aspettare e vedere.


Ibm, invece, ha più motivi di risentimento, per quanto, per esempio, Joe Keller, direttore marketing di Java per i tool e i Web service di Sun, giura di tenere sempre la porta aperta alle due grandi assenti. Ma Big Blue si vuole confrontare proprio con Sun, specie dopo il gran rifiuto di questa di appoggiare il progetto Eclipse per un framework Java orientato ai metadati e ai principi della programmazione. Progetto, tra l’altro, che Ibm tiene a definire come un corpo di codici, più che come un’entità standardizzatrice.


Insomma, Ibm non intende, per ora, partecipare al Jtc perchè ritiene che "natura non facit saltus": prima sviluppiamo, sembra dire, poi standardizziamo. Ancora: Ibm dice che farà proprio il lavoro del Jtc se avrà successo e solo se supporterà le Api che il consorzio Eclipse produrrà. Più chiaro di così...


Insomma, il Jtc rischia di essere una duplicazione di autonome iniziative analoghe condotte in passato (qui, di nuovo, c’è il numero degli aderenti), come il recente incontro fra le Api di WebSphere e WebLogic, o la specifica Jsr 198 di Oracle.

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