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In Italia l'innovazione si gioca sui territori

Analisi di mercato

In Italia l'innovazione si gioca sui territori

Secondo l'amministratore delegato di NetConsulting Giancarlo Capitani sono il sottoutilizzo dell’It da parte delle Pmi e lo squilibrio a livello territoriale a rallentare la crescita del Paese e a collocarci nelle ultime posizioni tra le 27 nazioni coinvolte nel progetto Agenda Digitale.

Antonella Camisasca

21 Giugno 2011

Alla luce dei risultati riportati da Giancarlo Capitani (nella foto), amministratore delegato di NetConsulting, in occasione della presentazione del Rapporto Assinform 2011, una serie di riflessioni di natura più generale prendono corpo a cominciare da due divari importanti interni al nostro Paese. «L’Italia - conferma Capitani - cresce di meno a causa del sottoutilizzo di tecnologie It da parte delle piccole imprese, che continuano a non comprenderne l’effettivo valore a supporto della crescita, oltre che in termini di razionalizzazione ed efficienza».

Un secondo divario è, poi, rappresentato da «profondi squilibri a livello territoriale» che, misurati in termini di livello di spesa It, nel 2010, indicano un decremento maggiore del Centro Italia, «nonostante la prevalente presenza della Pubblica amministrazione», ma anche una dimensione della diffusione dell’It e del mercato decisamente inferiore nel Nord Est, «rispetto al potenziale che potrebbe esprimere questo territorio». Peccato che, in vista dello sviluppo di un’Agenda Digitale omogenea a quella europea, i flussi di crescita non bastino più: «Dobbiamo guardare allo stato patrimoniale dell’Italia digitale» è l'invito di Capitani.

Quel che ne viene fuori, osservando il benchmark utilizzato quest’anno per la prima volta dalla Commissione europea per misurare lo stato di avanzamento degli obiettivi dell’Agenda Digitale in tutti i 27 Paesi che ne fanno parte, è che il ritardo dell’Italia è più grave, in quanto si tratta di un ritardo di utilizzo, oltre che di diffusione. «Basti pensare che, nell’indagine multiscopo condotta sulle famiglie dall’Istat - continua Capitani -, siamo quint’ultimi, davanti a Portogallo, Bulgaria, Grecia e Romania, in termini di utilizzatori abituali di Internet». Ma il gap verso l’Europa non è l’unico con cui il nostro Paese si trova a dover fare i conti.

Lungo lo Stivale esistono gravi divari, che dipingono a macchia di leopardo una geografia osservata in base alla percentuale di imprese che utilizzano la banda larga ma anche in termini di numerosità delle imprese e degli addetti It nelle nostre regioni. La presenza forte in Lombardia e Lazio, da sola, non può bastare. «In realtà - conferma il numero uno di NetConsulting -, per una moltitudine di ragioni, non solo strutturali e culturali, in Italia esiste un forte gap di imprese che innovano all’interno del Paese, tanto da portarci a parlare delle Italie dell’Ict». Ecco che, allora, le Pa locali assumono un ruolo estremamente importante insieme al territorio.

Non solo in Italia, «le regioni e le aree metropolitane stanno diventando i nuovi motori dello sviluppo eleggendo i territori quali soggetti in competizione per la crescita». Lo sviluppo, a questo, punto arriva dal basso e le amministrazioni locali possono giocare un ruolo fondamentale nel creare le condizioni per l’innovazione e la crescita delle singole aree geografiche, e del Paese nel suo complesso. «Tuttavia - ammonisce Capitani - l'ostacolo strutturale da rimuovere c’è e consiste nella mancanza di un approccio non sistemico all’innovazione attuato dai soggetti che, anche in Italia, producono e consumano innovazione».

Parliamo di filiere intersettoriali, banche e venture capital, distretti tecnologici, imprese innovative e pubbliche amministrazioni di vario genere che, agendo prive di un comportamento a sistema, «non realizzano economie di scala nell’innovazione». Il modello a tendere sarà, dunque, un'Italia fatta di territori che adottano una visione sistemica di tutti questi soggetti promuovendo aggregazioni «all’interno delle quali la popolazione digitale che sta diventando un motore di sviluppo, possano essere interpretate correttamente dalle nostre imprese». Ecco che allora quelle di cui parla Capitani sono una serie di Agende Digitali per le regioni che facciano riferimento a un’Agenda Digitale nazionale.

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