In Italia, Hp guarda a software e servizi per espandersi

Da un incontro con l’amministratore delegato della filiale nazionale, Nicola Aliperti, emerge un complessivo ottimismo, supportato dall’andamento finanziario positivo. Le promesse post-merger, tuttavia, non sono ancora state del tutto mantenute.

È soddisfatto Nicola Aliperti. A più di tre anni dall’annuncio della clamorosa acquisizione di Compaq e a due e mezzo dalla sua conferma nella carica di amministratore delegato della "nuova" Hp Italia, il managEr tira un bilancio positivo dell’esperienza post-merger, fugando i dubbi sull’andamento della società, soprattutto rispetto agli obiettivi iniziali. "Stiamo seguendo la strada giusta - conferma Aliperti -. Abbiamo semplificato al massimo l’organizzazione, la strategia sui prodotti è stata chiara fin dall’inizio e oggi, pur in una congiuntura economica ancora difficoltosa, stiamo raccogliendo i frutti del impostato". Il riferimento è, chiaramente, ai dati del quarto trimestre della società, chiuso con utili superiori al previsto (1,2 miliardi di dollari) e più alti del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aspetto più rilevante, in termini finanziari, è che ormai tutte le divisioni del gruppo sono in attivo. Nell’area Enterprise, soprattutto, Hp è riuscita raddrizzare l’andamento della branca Server & Storage, che nell’ultimo quarter ha registrato un profitto di 107 milioni, contro il rosso di 208 milioni che ancora esisteva nel precedente periodo, mentre resta da "sistemare" il software, che accusa 5 milioni di dollari di perdite, ma ha comunque segnato una crescita del 25%. Certo, niente a che vedere con i risultati raggiunti dalla divisione Imaging & Printing, che, nel quarter, da sola ha portato a casa 6,5 miliardi di fatturato e resta il motore della redditività dell’azienda. Complessivamente, il fatturato trimestrale è di 21 miliardi di dollari, in crescita del 7,7%, mentre quello annuo ha toccato quasi quota 80 miliardi, con un incremento del 9% sul 2003. Più eclatante il dato sugli utili, saliti del 46% in un anno e arrivati a 4,2 miliardi.


Per quanto riguarda l’Italia, la tradizione e le regole della finanza impongono di mantenere il riserbo sui dettagli e, quindi, ci dobbiamo accontentare delle valutazioni dell’amministratore delegato. Il quale rileva, innanzitutto, come la sua azienda abbia raggiunto oggi "il 97% della somma dei precedenti fatturati di Hp e Compaq, prima della fusione. E siamo ancora in crescita. A livello mondiale, la percentuale è leggermente inferiore, ma occorre tener conto che le regole, dopo l’introduzione della Sarbanes-Oxley, sono molto cambiate, in senso restrittivo, quindi la valutazione complessiva non può che essere positiva". È soprattutto in termini di prospettiva che Aliperti intravede, nonostante i chiari di luna della nostra economia, ulteriori margini di crescita: "Se si guarda all’andamento medio delle aziende, si nota come i profitti siano aumentati e questo è un effetto delle politiche di riduzione dei costi praticate a ogni livello. Non si può dire, quindi, che manchino i soldi per investire. Se rimanessero nelle tasche dei padroni, sarebbe l’intero Sistema Paese ad avere un grosso problema. Con i soli tagli, infatti, non si può pensare di recuperare competitività. Gli imprenditori devono trovare il coraggio di puntare a una nuova espansione, in termini di mercati o di business". Viene da chiedersi quali aziende stiano effettivamente seguendo questa strada in Italia. "I casi ci sono (su espressa richiesta, non possiamo fare i nomi, ndr) e hanno a che fare con le realtà nelle quali l’It viene vista come un investimento e non come un costo. Generalmente, il Cio viene avvantaggiato nel proprio lavoro dall’avallo, a monte, del suo amministratore delegato".

Acquisizioni in vista


Un’ulteriore testimonianza del buon andamento a livello locale è data dalla notizia, confermata da Aliperti, che ci sarebbero acquisizioni in vista: "Stiamo considerando l’ipotesi di assorbire qualche realtà locale, nel software o nei servizi, con competenze ben definite e che ci consentano di rafforzarci in aree ritenute significative e dove oggi la presenza non è ottimale".


Nel quadro generalmente positivo fin qui tracciato, non mancano certo i dubbi e i punti interrogativi. E non tutti sono risolvibili con risposte secche o perfettamente chiare. Rispetto ai piani seguiti al merger con Compaq, Hp si mantiene a un certa distanza, in termini di fatturato da Ibm e il suo margine staziona intorno al 5,5%, contro il 10% inizialmente stimato. Nei confronti della rivale di sempre, l’area di maggior debolezza pare essere quella dei servizi, che invece Big Blue ha curato molto negli ultimi anni. Aliperti tende a confermare che la sua azienda non cambierà pelle per seguire la concorrenza, nonostante il varo della strategia Adaptive Enterprise (fatta di prodotti, ma anche, soprattutto, di affiancamento sul campo del cliente) lo lasci pensare. "Adaptive significa adozione di standard, modularità, virtualizzazione e gestibilità in una logica di Service level agreement. Hp ha la capacità di supportare le aziende nel processo di integrazione di tutte queste componenti. Ma alle spalle di scelte tecnologiche indirizzate in questo modo, ci deve un’impostazione dei processi di business che non fa parte della cultura di Hp. Il nostro è un approccio più da system integrator che da vero e proprio consulente".

L’approccio alle Pmi


C’è, poi, il grande interrogativo sulle potenzialità del settore della piccola e media impresa in Italia, che ovviamente riguarda tutti coloro che intendono indirizzarsi su questo frammentato mercato. Qui Aliperti rilancia il modello adottato dalla propria azienda: "Sul territorio, indicativamente trattiamo con circa 21mila soggetti, ma solo 1.200 sono seguiti direttamente. È chiaro che per tutto il resto conta molto l’operato del canale. In generale, oggi, i mercati si affrontano con soluzioni, pacchetti applicativi, infrastrutture e capacità di integrazione. Per andare sulle Pmi, visto che non abbiamo una specifica cultura di settore, ci affidiamo all’ecosistema di terze parti che abbiamo costruito, chiedendo loro un approccio il più possibile simile al nostro e certamente disancorato dalla semplice vendita dell’oggetto tecnologico. Il processo di trasformazione del canale è tuttora in corso ed è una della nostre principali aree di investimento. Ma non abbiamo ancora raggiunto il 50% dell’obiettivo".

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