Il vero significato dei “Big data”

Non si tratta di gestire solo grandi volumi di dati, ma anche (e soprattutto) la complessità delle informazioni.

Tecnicamente parlando i "Big data" sono dei data set - insiemi di dati strutturati - che assumono una dimensione rilevante in termini di storage.

Questa dimensione (da qualche TB a diversi petabyte per singolo data set, non è ancora chiaro quando si comincia a parlare di Big Data) rende difficile se non impossibile una gestione tramite i classici database relazionali e richiede una potenza di calcolo parallelo e massivo con tool dedicati di database management.

I Big data sono da qualche tempo sulla bocca di molti fornitori vista la quantità di informazioni prodotte quotidianamente (secondo alcuni stime ogni 2 giorni vengono prodotti 5 exabyte di dati; in altre parole il 90% di tutte le informazioni oggi disponibili sono state prodotte negli ultimi 2 anni).

E come spesso accade nel mondo dell’IT, molti saltano sul carro di Big data vedendo nell’esplosione delle informazioni un terreno per coltivare nuovi business.

La proposizione dei vendor è però spesso legata al concetto di “volume”: i Big data vengono descritti come un immenso “volume” di informazioni che le organizzazioni devono imparare a gestire (possibilmente usando le soluzioni proposte da ogni singolo vendor).

Ma questo è solo un tassello (seppur importante) del puzzle. I Big data hanno a che fare sì con il volume, ma anche con la “complessità”, con la “varietà”, con la “velocità”.

La difficoltà di gestire i Big data è certo la quantità, ma soprattutto il fatto che questi informazioni sono molteplici, eterogenee, differenziate, destrutturate.

I Big data, pur rappresentando un problema di non facile soluzione per i CIO, rappresentano anche un’opportunità, soprattutto  per quelle figure più illuminate che vogliono scandagliare in profondità il reale valore delle informazioni per le imprese.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here