Il maniscalco chiede aiuto

Alla scopera dell’Homo leghista, che racconta le due difficoltà e chiede aiuto per comprendere la rivoluzione tecnologica.

In questi giorni la pianura padana e il nord-est sono percorsi da frotte di giornalisti. Armati di taccuini, vanno alla scoperta dell’homo leghista, dell’elettore di Bossi che poi è probabilmente lo stesso che in varie occasioni elettorali ha rivolto le sue speranze verso quello che un divertente libro qualche anno fa definì “lo Spaccone”.

Spesso le dichiarazioni degli intervistati non offrono grandi novità. Temi assolutamente legittimi come la sicurezza, la paura della concorrenza cinese, le lamentele verso la Casta ricorrono nelle parole degli abitanti del Nord, ma in qualche caso due parole fanno intravvedere altri aspetti di cui si parla meno.

Mario Fusetti, 78 anni, maniscalco di Turate, è una sorta di fenomeno nel suo settore. Lui i ferri per i cavalli li fa in alluminio e sembra siano i migliori al mondo. A Giuseppe D’Avanzo di Repubblica racconta: “Erano ferri che facevamo solo noi al mondo. Francesi e olandesi ce li invidiavano. Li vendevamo ovunque. Ora sono apparse le copie cinesi e colombiane e io e mio figlio peniamo un po’ma non è quello che importa. Cui sarà sempre chi copierà quello che fai. Oggi sono i cinesi domani lo sa Dio chi. Il problema non è questo. Non è solo questo. Il problema più grande è un altro. E’ sempre più difficile inventare cose nuove e nuovi modi per produrle, ma dobbiamo farlo se vogliamo strare al mondo. Non si può sperare sempre di indovinarla. Abbiamo bisogno di aiuto. E’questo aiuto che non sentiamo o sentiamo poco”.

A questo punto si dovrebbe scrivere, con un sottile disprezzo per la sociologia, che la frase di Mario Fusetti da Turate vale più di tanti saggi sociologici.
Balle. Tanti saggi sociologi permettono di approfondire le dichiarazioni del maniscalco che fanno aprire come un sacco di imprenditori, anche geniali che nel loro piccolo praticano l’innovazione, hanno paura di un futuro dove tutto sarà più complesso.

La mia convinzione è che l’arrivo dell’euro e la rivoluzione tecnologica abbiano completamente cambiato i paradigmi di un mondo che alla prima è riuscito a reagire, ma per la seconda ha bisogno di aiuto.
Di capire quale tecnologia può essergli di aiuto, come può usarla, dove deve comprarla.
Tutto questo oggi o è assente o, almeno, poco presente.

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