Il fashion italiano chiede Ict di valore

Il mercato della moda genera 48,46 miliardi di euro e i dealer Ict possono farlo crescere

L’industria della moda rappresenta uno dei fiori all’occhiello
dell’economia italiana e un prestigioso biglietto da visita per i mercati esteri.
Un settore che, nonostante proceda a tassi positivi, non si sta dimostrando
immune dalla crisi. Il comparto del tessile e dell’abbigliamento, secondo i
dati di Sistema Moda Italia, avrebbe chiuso il 2002 (non sono ancora numeri
effettivi) con un giro di affari di 48,46 miliardi di euro, e con una, se pur
modesta, crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente. L’esportazione verso
i compratori esteri è pari a 29,17 miliardi di euro (+1,1%), mentre in
calo è il numero di addetti: -0,50 rispetto al 2001.

Quello della moda è un settore in pieno fermento, che spesso non si
accontenta della propria specializzazione, ma va oltre e invade settori limitrofi,
a volte complementari, a volte completamente innovativi. Da ciò si deduce
che il consulente informatico deve "automaticamente" allargare la
propria specializzazione per servire queste realtà a tutto tondo.
Dati alla mano il settore del fashion è, in effetti, in pieno merger&acquisition.
Nel 2002 le concentrazioni nel mondo del lusso sono salite a quota 162: in 60
casi a comprare è stata un’azienda italiana, per lo più
familiare. Il che significa che il sistema informativo è ora più
che mai collegato con realtà di tutto il mondo e probabilmente deve fare
i conti con una serie di compatibilità/incompatibilità da far
perdere la testa.
Certo stiamo riferendoci a realtà di grossa portata, a nomi sullo "stile"
di Armani o Ferrè, Versace o Gucci… Ma la tendenza è significativa.

Di Armani, per esempio si deve dire che nel corso del 2002 la maison di moda
milanese, che negli ultimi tre esercizi ha vantato una crescita media del 15
per cento circa, ha portato avanti il proprio piano di investimenti, destinando
80 milioni di euro all’ulteriore sviluppo del comparto industriale, al
rinnovo e all’espansione della rete distributiva, nonché all’ampliamento
e alla diversificazione della gamma di prodotti. Trenta nuovi negozi nelle città
più strategiche a livello mondiale, mentre sul fronte industriale, Armani
ha acquisito Deanna, la società attiva nella produzione di maglieria
di alta qualità, e Guardi, holding che controlla quattro fabbriche di
calzature. Accanto a ciò, sono stati lanciati anche due nuovi profumi
e la linea di gioielli. L’azienda moda, quindi, pare avere molte idee
da gestire concretamente, con processi produttivi e distributivi altamente diversificati.
Prendiamo un esempio pratico vissuto sull’esperienza della Fingen, gruppo
toscano con attività che spaziano dal mondo della moda (con marchi del
calibro di Guess e Cotton Belt) a quello immobiliare, per giungere al turismo.
Lo scorso anno, l’azienda si è trovata di fronte a una richiesta
molto pressante: risolvere, mediante tool più specifici rispetto a quelli
precedentemente utilizzati, le problematiche associate al processo di pianificazione,
all’analisi e alla misurazione del business, al fine di incidere positivamente
sulla redditività aziendale.
«L’obiettivo primario del progetto che abbiamo inteso sviluppare insieme
a Hyperion, sul cui prodotto è caduta la nostra scelta
– ha specificato
Simone Anichini, chief financial officer di Fingen – è
stato quello di trasformare il budget in un vero e proprio strumento operativo,
che fosse in grado, cioè, di gestire le dinamiche tecniche, economiche
e patrimoniali del Gruppo». Hyperion Planning ha permesso di agevolare
il raggiungimento di tale risultato eseguendo via Internet i processi di pianificazione,
provvedendo all’ingegnerizzazione del budget e allo sviluppo di modelli di simulazione,
operando la diversificazione in funzione di differenti aree: apparel (produzione,
wholesale e retail), service, real estate e finance. Il tool scelto ha permesso
anche di raggiungere una maggiore efficienza nei tempi, nella qualità
del ricalcolo e nell’applicazione di regole omogenee, oltre che di migliorare
la rappresentazione dei dati per il management»
.

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