Il documento è kafkiano

I fattori ostativi alla diffusione della smaterializzazione in Italia.

Per gestire le informazioni in modo digitale è necessario che digitali lo diventino, altrimenti si può far poco.
Non è una banalità, anzi. In questa estrema sintesi fornita a Omat dal professor Roberto Guarasci, docente di Documentazione dell’Università della Calabria, c’è tutto il problema italiano relativo alla smaterializzazione e alla gestione digitale dei documenti, che, se praticata, non potrebbe che portare grandi benefici al sistema paese.

In Italia esiste una sostanziale differenza fra informazioni e documenti. Uno sdoppiamento quasi kafkiano, ha fatto notare Guarasci.
I documenti con validità probatoria sono ancora gestiti in modo antiquato e pertanto l’universo documentale ha ancora una dinamica a se stante.

Impera ancora lo “scarabocchio” in fondo al pezzo di carta, vincono la forma, la rappresentazione, in luogo della sostanza. Invece quello che conterebbe, ossia le relazioni logiche fra i dati che compongono il documento, scontano ancora il dominio delle relazioni fisiche.

Di più: noi approcciamo il riordino dei documenti in formato digitale come se questi fossero ancora di carta, ossia interveniamo a valle. Invece la virtù del documento digitale è di consentire di impostare a monte tutte le fasi di creazione, gestione e archiviazione.

Anche in questo caso, quindi, la tecnologia di per se stessa non rende efficaci i processi, dimostra di non essere una bacchetta magica. Se il processo è sbagliato, l’It non fa che perpetuarne gli effetti. In sostanza, per creare virtuosismi con il digitale, a tutti i livelli, ci vuole un nuovo progetto, che nasce solo se c’è la volontà politica di farlo.

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