Il commissario nega il concordato a Opengate Spa

La relazione mette sotto accusa il management e avanza il dubbio che qualche creditore sia stato favorito

26 gennaio 2004 Il commissario giudiziale ha
espresso “parere non favorevole” alla richiesta di concordato preventivo di Opengate Spa. Adesso toccherà al tribunale di Varese decidere anche se in pratica il parere del commissario significa che quella che era la principale società di Opengate Group oggi fallito non ha i beni necessari per poter fare fronte ai debiti accumulati. La relazione del commissario, sottolinea in una rubrica del Sole 24 ore, però offre una serie di considerazioni tanto più interessanti visto la particolarità del momento. Secondo la relazione il comportamento del management “non è sempre stato lineare”.
Un po' perché è stato costituito un gruppo abbastanza grande “ma dalle basi finanziarie fragili” e un po' perché “sin dal primo esame è emersa oltre alla rilevante quantità complessiva anche una qualità specifica di pagamenti infragruppo”. E ancora. Mentre l'apertura di nuovi fidi autoliquidanti “non trovava alcuna concretizzazione” risulta invece che “sul presupposto di un'ampia disponibilità di liquidità sono stati eseguiti (in tutto o in parte) i piani di rientro con taluni creditori”. Giusto per fare un esempio la relazione osserva che il rientro da 59 a 14 milioni di euro dei crediti verso le banche è “un fatto che dovrà essere analizzato a fondo”.
In pratica si avanza il
dubbio che qualche creditore è stato favorito rispetto ad altri e che siano
stati cancellati i crediti infragruppo che tra l'altro avrebbe permesso alla Spa
di chiudere teoricamente in utile il 2003.

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