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Il cloud realizza i sogni delle Soa

Intervista

Il cloud realizza i sogni delle Soa

La migliore tecnologia della nostra vita? Forse sì, stando alle opinioni del Cto di Avanade, Tyson Hartman.

Dario Colombo

10 Gennaio 2012

Con Tyson Hartman, Chief technological officer di Avanade, proviamo a scandagliare stanze e anditi dell'attuale teatro delle soluzioni tecnologiche a disposizione delle aziende. Partendo e chiudendo con il cloud, passando per lo storage, il middleware e il datacenter.

D: Se la sente di dire che il cloud non è unicamente un metodo per efficientare le attività quotidiane ma serve per creare nuovo business e aumentare il valore delle aziende?

H: Certamente. Le aziende stanno interpretando il cloud come un modo per consentire la condivisione delle informazioni e per comprendere meglio i propri clienti. Ce lo dicono i nostri ricercatori che lavorano sul cloud, che hanno notato un aumento dell'utilizzo dei servizi in tal senso.
Per la maggioranza dei responsabili It il cloud non ha solamente semplificato le operazioni, ma ha assunto la dimensione di strumento per generare reddito. È un motore che si alimenta con il funzionamento: gli utilizzatori intensivi, i C-level che hanno adottato il metodo, stanno sviluppando nuovi prodotti e servizi. Almeno uno su 5 di loro è convinto che in questo modo aumenterà le entrate.

D: In qualità di Cto dove sta indirizzando Avanade?

H: Sono costantemente orientato a innovare per risolvere problemi complessi di business. Un focus importante è l'esplorazione tecnologica, che comporta l'analisi di idee e un lavoro di R&D scattante, Quest'anno il mio gruppo sarà attento alle tendenze della consumerizzazione It, cloud e big data. Stiamo anche imboccando la strada della creazione e vendita di software cloud based.

D: Che fine hanno fatto le Service oriented architecture? Resistono?

H: Non sono scomparse. I progetti Soa sono attivi e servono alle aziende per creare e integrare le applicazioni nel modo più flessibile. Vero peraltro che l'attenzione sulle Soa è andata scemando negli utlimi anni, parallelamente all'ascesa del cloud. Vi è che il cloud consente di cogliere I benefici delle Soa.
Di fatto, i vantaggi promessi da cloud e Soa sono simili: grande flessibilità, integrazione facilitata, costi ridotti. Entrambe le tecnologie possono essere usate allo scopo. Comunque, il nostro compito è di aiutare le aziende ad adottare le migliori applicazioni e servizi, sia che si tratti di utilizzare le Soa, il cloud o qualsivoglia altra tecnologia.

D: E l'integrazione applicativa, come ha a che fare con il cloud?

H: L'application integration è un processo complesso che coinvolge il funzionamento di più applicazioni su più sistemi. Questi possono essere collocati in vari luoghi e attingere file da diversi database. La sfida qui è dunque collegare tutti i flussi di dati assicurando la continuità.
Solitamente l'integrazione è stata fatta con middleware industriale o creato in casa. Un processo tutto sommato costoso. Il cloud offre una valida alternativa.
Ci risulta che non sono poche le aziende che stanno portando su cloud sia l'integrazione applicativa, sia il test delle applicazioni. Successi sono stati ottenuti nei campi della sicurezza e dell'integrazione delle identità.

D: Lo storage as a service potrà essere una killer application in ambiente cloud?

H: È un modello di business che consente a grandi aziende di affittare a quelle più piccole, o a individui, la propria infrastruttura storage. Interessante, ma non credo possa essere la killer app nel cloud. Il grande vantaggio che offre è la riduzione dei costi hardware, software e di staff. L'adozione di nuovi modelli cambierà il mercato storage negli anni a venire.

D: Al cambiamento della percezione dello storage contribuiscono anche i big data?

H: Serve avere un approccio olistico al data management per trattare con efficacia il tema dei big data. Noi lo indirizziamo a raggiera sugli aspetti degli analytics, del Crm, della sicurezza, oltre che su quello della gestione dei dati in sé. Quindi, se è vero che lo storage è un elemento importante, non è l'unico e lo sblocco del potenziale dei dati avviene solamente con una visione architetturale ampia, che include anche le applicazioni e l'accesso ai dati.

D: Per fare un progetto cloud bisogna essere grandi?

H: Non ci sono limiti all'adozione del cloud, la dimensione aziendale non c'entra e per tutti conta il tema della sicurezza. È più probabile che una piccola impresa scelga di adottare servizi cloud di base, come lo storage, il backup online, il Web hosting. Una medio-grande impresa potrà andare verso un cloud privato o ibrido. So che in Italia le grandi aziende sono orientate a proteggere gli investimenti fatti in passato.
Ne consegue che l'apertura al cloud è vincolata dalla presenza di un datacenter. Laddove c'è, queste aziende scelgono il cloud privato, che consente di sfruttare a fondo la struttura su cui sono stati fatti investimenti. Laddove non c'è datacenter le aziende aprono al cloud ibrido, se non addirittura pubblico. In definitiva, più che ragionare in termini di dimensione aziendale va trovata la via migliore alla gestione dei workload su cloud.

D: Posto allora che il cloud ibrido pare essere una strada comune per le aziende, a quale ritmo stanno viaggiando il cloud privato e quello pubblico?

H: A livello generale stiamo rilevando un'adozione crescente del cloud privato, laddove esistono operazioni di una certa criticità. In più, le istanze di conformità regolamentare impongono la scelta del cloud privato nel caso si richieda la residenza dei dati in un determinato sito. Avviene specialmente in ambito finanziario e sanitario.
In base ai nostri dati il 43% delle aziende sta usando cloud privati e il 34% lo farà nel corso dell'anno. Ma anche i servizi di cloud pubblico stanno aumentando in virtù della semplicità di fornitura e utilizzo e della sostanziale economicità e lo fanno a detrimento della capacità dell'It interna di controllarli, alla stessa stregua di altre evoluzioni tecnologiche, come i social network. In sintesi, non c'è una via assolutista al cloud, tutto privato o tutto pubblico.
Le aziende stanno vivendo il fenomeno, appunto, in modo misto, con una finalità: cogliere le opportunità per trasformare le operazioni e migliorare le prestazioni di business.

D: In cinque punti: cosa fa Avanade perché le aziende siano competitive utilizzando tecnologia Microsoft?

H: Noi facciamo servizi per aumentare la produttività delle aziende e per mettere le capacità dove devono stare: in mano agli utenti. Il nostro approccio è di fare chiarezza sulle sfide tecnologiche più complesse, restituendo Roi.
I cinque fattori chiave su cui facciamo leva sono la nostra indiscutibile conoscenza della tecnologia Microsoft; le nostre persone: I nostri talenti dispongono di 15mila certificazioni e hanno più competenze Gold di qualsiasi altro partner Microsoft; soluzioni e asset ingegnerizzati; un mix di competenze provenienti dalla rete globale e supportate da strumenti e metodologie; un collegamento privilegiato con Accenture e Microsoft.

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