
Analisi
II ritardo nei pagamenti causa il 31% dei fallimenti delle imprese
23 Gennaio 2012
La CGIA di Mestre non ha dubbi: è il ritardo dei pagamenti la causa del 31% dei fallimenti in Italia. A questo risultato la CGIA è giunta associando ai dati di Intrum Justitia, secondo cui le aziende che in Europa falliscono a causa dei ritardati pagamenti è pari al 25% del totale, il fatto che nel nostro Paese i detti ritardi superano di 26 giorni la media continentale. Il computo globale indicherebbe quindi che dei 11.615 imprenditori italiani che hanno portato i libri contabili in Tribunale, circa 3.600 (il 31% del totale) lo hanno fatto a causa dell’impossibilità di incassare in tempi ragionevoli le proprie spettanze.
Sicuramente, l’attuale crisi economica ha avuto un suo peso e ha aggravato la situazione. Prova ne è che negli ultimi 4 anni il trend dei ritardi in Italia è quasi raddoppiato (+97,5 %), portando la media dei 27 giorni del 2008 ai 53 del 2011. Le cose peggiorano ulteriormente se consideriamo le tempistiche di pagamento della Pubblica amministrazione: si arriva infatti fino a 180 giorni. Secondo la CGIA, tale situazione, tra il 2008 e il 2011, ha portato al fallimento oltre 39.500 aziende.
Se si fa un’analisi a livello territoriale, i nota che è la Lombardia la Regione che ha subito il numero più elevato di fallimenti, sia in termini assoluti, sia quando si prende in considerazione l’incidenza ogni 10.000 imprese attive. Più in dettaglio, nel 2011 sono stati 2.613 gli imprenditori lombardi che hanno dichiarato fallimento, il che equivale a 31,5 fallimenti ogni 10.000 aziende attive.
“Pur riconoscendo che questo Governo ha iniziato con il piede giusto – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – è necessario che recepisca quanto prima la Direttiva europea contro il ritardo nei pagamenti. La mancanza di liquidità sta facendo crescere il numerodegli ‘sfiduciati’, ovvero di quegli imprenditori che hanno deciso, nonostante i grossi problemi che si sono accumulati in questi ultimi anni, di non ricorrere all’aiuto di una banca. E’ un segnale preoccupante che rischia di indurre molte aziende a rivolgersi a forme illegali di accesso al credito, con il pericolo che ciò dia luogo ad un aumento dell’usura e del numero di infiltrazioni malavitose nel nostro sistema economico”.
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