I mashup liberano le idee

Il business process management al tempo del Web 2.0.

Un invito alla riflessione che proviene dai colleghi americani di Techtarget: perché non considerare più attentamente in azienda l’utilizzo dei mashup?
Passato l’effetto novità del primo momento, c’è la sensazione che gli strumenti per combinare più sorgenti di dati in un’applicazione Web siano tornati dietro le quinte, quando invece la congiuntura economica ne consiglierebbe un utilizzo intenso, per via dell’ottimizzazione, di tempo e denaro, che abilitano.

I mashup paiono essere un valido aiuto al Business process management, per come sanno coniugare l’It con le esigenze delle linee di business, con immediatezza e rapidità.
Per chi usa intensamente il Web, oggi sono forse la via più breve per creare un processo. La considerazione di base che ne spinge l’utilizzo è che nel momento in cui i budget per le iniziative di Bpm si riducono, le esigenze stesse di Bpm accelerano. In più, significano anche maggiore intimità fra It e linea di business, ossia quello che tutti vanno cercando.

In questo, chi sviluppa It in azienda non deve vedere ridimensionato il proprio ruolo: semmai ricollocato, in termini di tempo e di creatività, su progetti davvero costruttivi. L’esempio, classico, che vien fatto: se una volta un utente aziendale voleva cambiare il colore dell’interfaccia del suo programma doveva chiamare l’It, mentre adesso con le nuove applicazioni può farselo da solo.
Ma per l’It riteniamo che sia più gratificante lavorare sull’innovazione che non sulle tinte.

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