Hp-Compaq: la Fondazione dice no

Il matrimonio meno certo di quanto non apparisse due mesi fa. Molte le perplessità sollevate dalla Fondazione, il cui “no” va ad aggiungersi a quello degli eredi

Nuove ombre sul merge Hp e Compaq sono sorte in questi giorni, quando voci sempre più insistenti hanno confermato uno dei timori emersi già nelle scorse settimane: la Fondazione David & Lucile Packard potrebbe dare il proprio voto negativo alla fusione.

Non è una questione di numeri, in effetti la Fondazione ha una quota del 10,4%, il che significa che sommando anche il voto negativo degli eredi delle due famiglie dei fondatori i “no” certi raggiungerebbero a mala pena il 18%. Non abbastanza per bloccare l’accordo in sé, ma sufficiente per influenzare negativamente anche il restante dell’azionariato. E tutto sommato il “no” della Fondazione potrebbe davvero trainare gli altri azionisti.

Ma cosa non convince la Fondazione? In primo luogo i timori di una eccessiva penalizzazione del business printing & imaging nel quadro complessivo della fusione. In secondo luogo il piano dei licenziamenti, per il quale la Fondazione teme che ci si muova con eccessiva disinvoltura, secondo uno stile manageriale che non si riflette nella storia dell’azienda.

Che nel centro del mirino via sia lo stile Fiorina, è fuor di discussione. Come appare chiaro che se il merge dovesse fallire, la prima vittima sarebbe proprio Carly.

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