Gprs: un sistema transitorio destinato a restare

Nato come semplice upgrade delle reti Gsm, il General Packet Radio Service costituisce un tassello fondamentale per preparare il mercato alle applicazioni 3G e per consentirne, poi, una diffusione graduale.

Navigazione veloce, costi
controllati e facilità di accesso, ecco quel che la gente vuole dall’Internet
mobile e che il Gsm non è stato in grado di offrire. I telefonini Wap di fine
millennio viaggiano faticosamente a 9.600 bit per secondo, hanno difficoltà di
connessione e sono alquanto instabili. Insomma un vero incubo se aggiungiamo la
povertà dei servizi e il costo elevato. D’altro canto, ogni sessione impegna
costantemente un “canale” voce, seppur con numerosi tempi morti, e perciò deve
costare quanto una telefonata.


Il Gprs offre invece una rapida alternativa:
impiega la medesima infrastruttura di ricetrasmissione del Gsm, leggermente
modificata, e permette di navigare e conversare contemporaneamente, con velocità
e costi accettabili. La differenza sostanziale consiste nel tenere il telefonino
costantemente collegato alla rete e nel veicolare i dati sotto forma di
pacchetti, tra loro indipendenti (nello stile di Internet). Il telefonino è
sempre pronto a rispondere a qualsiasi comando dell’utente e può prelevare in
automatico la posta ed eventuali aggiornamenti d’informazioni.


I pacchetti viaggiano nei tempi morti lasciati dal
traffico voce e la stessa frequenza può essere condivisa con centinaia di altri
telefonini presenti all’interno della stessa cella, a condizione che non
trasmettano tutti nello stesso momento. L’utente paga perciò i bit
effettivamente trasferiti e non il tempo di connessione.


Il telefonino Gprs può anche occupare
temporaneamente fino a otto finestre temporali (time slot), cioè un intero
canale radio, portando la velocità massima teorica a 115.200 bps. Di fatto le
time slot effettivamente occupabili cono tre o quattro al massimo, equivalenti
alla velocità di un modem su rete fissa (43.200 – 57.600 bps).



Il mercato di riferimento


La diffusione sarà molto graduale e inizialmente
confinata alle aziende, sia per la scarsità di apparecchiature sia perché la
tariffazione è poco intuitiva. L’utente privato si è ormai abituato a ragionare
in termini di minuti e di scatto alla risposta. Il controllo dei costi è
difficile se ragioniamo in termini di megabit scaricati. Lo stesso problema si
era presentato agli albori di Internet per i collegamenti su rete fissa. La
gente non capiva e non si abbonava. Per convincere il grande pubblico,sSi è
dovuto attendere l’arrivo del free-Internet e, poi, delle tariffe
flat.


Per trovare diffusione capillare, il Gprs dovrà
attendere l’arrivo di telefonini più convenienti e l’invenzione di piani
tariffari più vicini al mondo consumer. D’altro canto, questo è un esercizio di
marketing indispensabile per spianare la strada al futuro Umts.


Un altro punto di contatto con il mondo 3G è la
dorsale di trasmissione dati. Il Gprs richiede una rete a commutazione di
pacchetto che sia parallela alle dorsali telefoniche usate per convogliare la
voce. Tale nuova infrastruttura, costruita secondo gli standard Internet, sarà
riutilizzabile integralmente per le reti di terza generazione e favorirà una
lunga coesistenza tra Gprs e Umts. Del resto ormai l’abbiamo capito, l’Umts
arriverà tardi e offrirà, nei primi tempi, una copertura a macchia di leopardo,
perciò il Gprs, inizialmente concepito come soluzione ponte, resterà con noi per
diversi anni, e forse per sempre, in alcune aree poco popolate.

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