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Governare il cloud, con qualsiasi nome

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Governare il cloud, con qualsiasi nome

L'Europa spinge per una Pa globale nel cloud. Anche in Italia si fa informazione sull'argomento: data controller e certificatori, ma anche Spc, nell'incontro di Glocus.

Leo Sorge

05 Luglio 2012

Dietro al cloud si affastellano vecchie paure con nomi nuovi e spesso anglofoni, dalla privacy alla perdita di identità, e con amici nuovi quali il tablet/smartphone e il social network, ottimi per certe cose ma infidi per altre.
Certo non sembra più il tempo per fare convegni tecnici nei quali l'obiettivo chiarezza possa esser raggiunto mettendo insieme un panel eterogeneo ma rappresentativo di un pubblico esteso. Gli argomenti tecnici richiedono una valutazione a monte, perché altrimenti l'eterogeneità rischia non solo di bloccare le conclusioni, ma anche di essere fuorviante nella fase istruttoria.

L'evento Glocus dedicato al cloud non ha fatto eccezione, raggiungendo i punti di maggior chiarezza proprio nelle esposizioni dei tecnici. Questa nuova tecnologia promette di sanare i ritardi dell'amministrazione nostrana e vanno prese subito azioni dirette. “Elementi sul cloud sono in via di approvazione nel carteggio sulle Smart Cities”, ha precisato Carlo Maria Medaglia, Coordinatore area innovazione per Glocus, riprendendo alcune parole del saluto di Filippo Patroni Griffi, Ministro per la Pa che non ha voluto mancare all'apertura dei lavori pur avendo un'agenda politica oggi particolarmente impegnativa. “Evitiamo le insalate di Open Data, Open Source e altri termini stranieri ai quali ci affezioniamo e dei quali diventiamo propugnatori più attivi di chi li ha lanciati”, ha detto Franco Pizzetti in un discorso complessivo che ha toccato cloud e ovviamente privacy. Va detto che la verve dell'ex Presidente del Garante della Privacy ha tratto notevoli benefici dalla nuova posizione, più libera di esprimere pareri comunque ben portati per qualsiasi pubblico.

Certo la nuvola è un fenomeno globale e le iniziative vanno viste in quest'ottica, non a difesa dei confini degli Stati che per la tecnologia non hanno alcun senso. “Il nuovo regolamento proposto dalla Reading non si capisce, se non si pensa al cloud, al quale è interamente ispirato”. E la composizione della definizione di quali dati siano personali e quali no, vanto europeo, ha ispirato una composizione più lasca, se la stessa Kroes ha definito i regolamenti appena emanati come “cloud friendly”.

“Il tema di oggi è la produttività, non solo la riduzione dei costi”, ha esordito Pier Luigi Dal Pino, direttore centrale Microsoft per le Relazioni istituzionali ed industriali.

Arrivando a parlare dopo molti altri, le parole di Dal Pino sono state molto leggere su argomenti nei quali le posizioni di altri relatori sono sembrate perlomeno non aggiornate. “La suddivisione tra data processor e data controller è importante in Europa e in Italia, ma oltreoceano non è richiesta”, ha detto, trovando un modo di stabilire cosa va nel contratto e quali debbano essere le competenze del cliente in modo corretto e rispettoso degli altri oratori.

Uscendo dallo stretto contesto del convegno, invece, ha portato dei contributi particolarmente interessanti: rivedere l'Spc (sistema pubblico di connettività, ndr) in chiave cloud”, ma soprattutto “fare un nuovo censimento dei data center italiani”, che sarebbe determinante nell'ottica del cloud nella Pa.

E se Pizzetti non è più in carica all'Autorità, Giorgio De Rita, Direttore Generale DigitPa, si presenta ricordando di essere a capo di un ente destinato a sciogliersi nell'Agenzia per l'Italia digitale. L'immediato futuro non lo rende meno lucido. Un esempio? “Si sviluppano gli spazi per le terze parti certificatrici per pagamenti, download autorizzati” e molte altre operazioni più attinenti il cloud stesso.
E' un aspetto finora poco sottolineato.

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