Google lenta a rispondere: dalla Fcc una multa da 25.000 dollari

Si torna a parlare di Google Street View e dello sniffing dei dati raccolti dalle macchine della società di Mountain View. Questa volta non è la pratica sotto accusa, ma la reticenza dell’azienda nel dare le risposte richieste.

Rischia di costare cara a Google la riluttanza e soprattutto la lentezza con la quale a suo tempo la società rispose alle rischieste di chiarimenti e informazioni da parte della Federal Communications Commission in merito alle politiche di tutela della privacy nel servizio StreetView.

La Fcc ha infatti comminato una ammenda da 25.000 dollari, sostenendo che vi fu deliberato ritardo da parte di Google nel presentare le prove richieste nel momento in cui si stava investigando sui dati raccolti dalle macchine di Street View da reti wireless non protette.

Google all’epoca sostenne che l’acquisizione dei dati, avvenuta mentre le macchine di Street View stavano creando un elenco di hot spot funzionale al miglioramento dei servizi di geolocalizzazione, fu involontaria, tanto che ne sospese la raccolta non appena si rese conto di quanto stava accadendo.
Ma contro di lei si erano già mosse da un lato la Fcc, dall’altro gli enti regolatori europei che più tardi obbligarono la società di Mountain View a modificare le modalità di raccolta delle informazioni, con in più una sanzione da 100.000 euro comminata dal Cnil, la Commission Nationale Informatique et Libertés.

Secondo la Fcc ci vollero mesi perché Google presentasse la documentazione richiesta e anche quando lo fece, lo fece in modo incompleto, rifiutandosi di rendere noti i nomi delle persone coinvolte nel programma e di analizzarne le email, considerando quest’ultimo punto eccessivamente oneroso dal punto di vista dei tempi di realizzazione.
”Cosa bizzarra – conclude la Fcc – , soprattutto se si considera che si sta parlando della società leader nella ricerca.
E se, a chiusura delle indagini, la Fcc ha stabilito che non v’è nulla che dimostra che Google abbia effettivamente utilizzato i dati raccolti, la multa comminata ora sembra davvero figlia dell’irritazione della Commissione. 
A Google, per altro, resta ancora aperta la strada dell’opposizione, prima che l’ammenda diventi definitiva. 

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