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GEA e Fondazione Edison a fianco delle imprese che esportano

Consulenza

GEA e Fondazione Edison a fianco delle imprese che esportano

Nasce un Osservatorio volto ad aiutare le aziende italiane, sopratutto di piccole e medie dimensioni, nella scelta dei mercati con le migliori prospettive di sviluppo, in realzione a ciascun settore di riferimento produttivo.

20 Giugno 2012

Orientare le aziende italiane nella scelta dei mercati esteri con le migliori prospettive di sviluppo per ciascun settore di riferimento produttivo. Questo l'obiettivo che intendono raggiungere la società di consulenza strategica GEA e la Fondazione Edison attraverso l'Osservatorio che prende dalle due realtà. Si tratta di uno strumento di analisi delle opportunità offerte dalle esportazioni verso i Paesi Bric, (Brasile, Russia, India e Cina), Ucraina e i cosiddetti Next 11 (Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Corea del Sud, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia e Vietnam). Paesi che in anni recenti hanno mostrato uno sviluppo estremamente dinamico e promettono, ancora per i prossimi, dei tassi di crescita interessanti per l'export italiano.

L'Osservatorio si rivolge soprattutto alle piccole e medie imprese, le più colpite dalla stagnazione dei consumi, che vedono deboli prospettive di crescita per i prossimi anni e che per trovare un impulso positivo al loro business hanno la necessità di guardare a nuovi mercati e di operare in nuovi scenari.

Considerato che i paesi emergenti guidano la crescita del Pil mondiale - ha spiegato Andrea Carrara Managing Director di GEA - tanto che nel 2016 rappresenteranno oltre il 41% del totale globale, sono queste le regioni chiave per la crescita delle aziende italiane che, grazie a uno strumento come l'Osservatorio, potranno scegliere dove indirizzare i propri investimenti".

L'Osservatorio GEA-Fondazione Edison è costruito sull'indice Fortis-Corradini, che misura il numero di prodotti in cui ciascun Paese è primo, secondo o terzo esportatore mondiale.

I dati elaborati dall'Osservatorio - ha spiegato Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison - evidenziano che l'Italia, nonostante la difficile situazione economica, ha numerose eccellenze competitive che ricoprono importanti primati nella classifica dell'export mondiale. Nel 2010 l'Italia si trovava al quarto posto assoluto, dopo Cina, Germania e Stati Uniti, per competitività nell'export mondiale tra i paesi del G20, con 923 prodotti che occupano posizioni di primo piano. Ma non solo, i prodotti in cui il nostro Paese è il primo esportatore mondiale sono ben 239; 334 sono quelli in cui è in seconda posizione e 350 quelli in cui è al terzo posto. Il tutto per un valore complessivo delle esportazioni pari a 173 miliardi di dollari”.

L'elemento distintivo è rappresentato infatti dal Made in Italy e, in particolare, il settore delle 4A - ovvero Automazione, Abbigliamento, Arredocasa, Alimentari - i cui prodotti rappresentano le eccellenze dell'industria manifatturiera italiana e assicurano al nostro Paese posizioni di leadership a livello internazionale con significative performance nell'export.

Nel 2011, i Bric hanno contato per 27,8 miliardi di euro di export per l'Italia e i Next 11 hanno presentato una cifra comparabile di 23,6 miliardi di euro. Dal 1999, la dinamica di crescita dei Bric per l'Italia è stata pari a 4 volte (da 6,7 a 27,8 miliardi di euro) e quella dei Next 11 di 2,7 volte (passando da 8,7 a 23,6 miliardi di euro).

Tra i paesi più interessanti per l'export italiano c'è la Turchia verso cui l'Italia nel 2010 detiene 1.535 beni, tra primi, secondi e terzi posti, per un valore di 8,264 miliardi di dollari. Fra i 490 primi posti, i più rilevanti sono rappresentati da parti e accessori per trattori e autoveicoli, con un fatturato di 589 milioni di dollari; da macchine e apparecchi per il trattamento dei metalli (326 milioni di dollari); da minuterie e oggetti di gioielleria e loro parti (182 milioni di dollari); da rotaie di ghisa, di ferro o di acciaio (96 milioni di dollari); da automotrici e elettromotrici (81 milioni di dollari).

Il dettaglio evidenzia anche che il valore dell'export italiano dei mobili in legno è pari a 27 milioni di dollari.

Nel settore alimentare, invece, 3 milioni di dollari derivano dall'export di farina e agglomerati in forma di pellets e 4 milioni da quello di cioccolata in tavolette o barre.

In Cina, evidenziamo le macchine per imballaggio e le loro parti per un totale di 520 milioni di dollari, piuttosto che i mobili da salotto (76 milioni di dollari) e i tessuti di lana e le pelli conciate (161 milioni di dollari). Per la Russia possiamo citare le calzature (409 milioni di dollari), i mobili (388 milioni di dollari), insieme con vini, spumanti, vermouth (totale 150 milioni di dollari) e per l'Egitto parti di turbine a gas, caldaie ad acqua surriscaldata e valvolame (per un totale di 300 milioni di dollari). Infine, per l'Ucraina i mobili (91 milioni di dollari), le calzature e l'abbigliamento (totale 110 milioni di dollari).

"Contro ogni previsione, nel 2011 l'export italiano è già tornato ai livelli pre-crisi - ha affermato Fortis -. L'Italia ha la capacità di stare in tante nicchie diversificate e il fatto di esportare prodotti di nicchia può rappresentare una risposta agli attacchi dei Paesi che propongono grandi produzioni. Noi abbiamo eccellenze, di cui parliamo troppo poco, rischiando di non farle conoscere".

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