Gdpr e media digitali, la supply chain si accorcia

La catena di fornitura dei media digitali sta per diventare molto più corta a causa del regolamento europeo sulla protezione dei dati (General data protection regulation - Gdpr). La legislazione sulla privacy prevede che i responsabili del trattamento possano essere ritenuti responsabili degli errori nella gestione dei dati personali compiuti dai loro partner. I venditori e gli editori sono quindi fortemente incentivati a ridurre il numero di fornitori con cui lavorano. Anche perché le ammende per le infrazioni sono elevate: 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato annuo globale. Un'azienda che oggi lavora con 25 partner dovrebbe compiere quindi 25 verifiche e audit di conformità dei processi digitali ogni anno.

Una procedura che oltre a essere una questione legale diventa anche piuttosto costosa. La massima attenzione ai partner diventa quindi un imperativo per le aziende che non pongono grande attenzione al rischio del data breach o alla raccolta non autorizzata dei dati.

Gdpr, i brand hanno bisogno di certezze

Gli annunci sulla pagina di un editore potrebbero contenere un JavaScript che agisce come una trappola per altre terze parti di cui l'editore non è a conoscenza. E non c' è un modo facile per controllare il codice prima che un annuncio sia pubblicato. I brand dovrebbero essere preoccupati perché i dati che stanno ricevendo potrebbero essere contaminati o esserci state perdite di dati semplicemente con la pubblicazione dei loro annunci pubblicitari.

Ecco perché i brand hanno bisogno della certezza che tutti nella supply chain siano in regola con la normativa. E oggi avere questa certezza è difficile. Per questo, editori e agenzie stanno certamente cercando di ridurre il numero di partner con cui lavorano e rinegoziare i loro contratti con le aziende che devono ancora proteggersi da possibili violazioni derivanti da forme vietate di elaborazione dei dati ai sensi del Gdpr.

Sempre più rigore con i partner

L'industria della tecnologia degli annunci è l'anello debole della catena di fornitura digitale: questa è l’opinione di molti. E già si racconta di player di primo piano del mercato che ricevono telefonate dai loro partner editori che dicono:"Devi acconsentire a risarcirci se dovessimo venire multati". Anche i marchi globali stanno riducendo le liste dei loro partner, il che era vero anche prima che il Gdpr diventasse una realtà incombente. Quando Adform si è aggiudicata T-Mobile come cliente circa quattro anni fa, per esempio, ci è voluto un buon anno e mezzo per completare il processo di inserimento che includeva un rigoroso controllo delle pratiche di sicurezza dei dati di Adform.

Le aziende che operano in settori altamente regolamentati fanno già da tempo ciò che la Gdpr richiede. Tuttavia, la nuova normativa spingerà le aziende di altri settori ad applicare lo stesso livello di rigore ai loro partner. E le aziende più piccole probabilmente troveranno spazi con maggiore difficoltà.

Banche e telco, per esempio, lavorano appositamente con meno sistemi perché ogni anno devono sottoporsi a un audit. In definitiva la Gdpr costringerà le aziende a fare un po’ di ordine. Lungo la strada si perderà qualcuno, che sarà costretto a gettare la spugna, ma in ultima analisi potrebbe contribuire a eliminare le frodi e sbarazzarsi di quei player che non contribuiscono molto alla supply chain.

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