Formazione ed esperienza per diventare manager del networking

Riportiamo la testimonianza del responsabile della divisione networking di Promelit, per capire quali sono state le scelte che l’hanno portato a occupare l’attuale ruolo. Tra le maggiori difficoltà della professione, l’enorme velocità di evoluzione delle tecnologie.

Non si parla di networking senza parlare di skill shortage. Un altro modo di osservare il fenomeno è quello di cercare di capire meglio la tipologia delle figure professionali coinvolte in questo settore, la cui specialità spesso prevede mansioni decisamente più trasversali e strettamente collegate alle strategie di business aziendali, come ci racconta Roberto Contardi, product manager della divisione networking di Promelit: "In qualità di responsabile della progettazione di soluzioni voce/dati e dati per progetti di alto livello o per le gare di appalto pubbliche, mi occupo di scouting di nuovi prodotti, della definizione dello sviluppo prodotti con il nostro fornitore abituale, della definizione delle politiche di assistenza e servizi postvendita, dell’acquisto e della definizione del prezzo di acquisto con i fornitori, delle ricerche di mercato, dell’analisi della concorrenza con le relative comparison. Un altro campo d’azione che mi compete è l’education tecnico-commerciale della nostra rete di vendita e dei clienti".

Come è approdato al networking?


"Dopo una laurea in ingegneria nucleare ho iniziato a lavorare in un’azienda di servizi, occupandomi dello sviluppo e delle relative presentazioni. Sono ben presto subentrato al responsabile dell’area networking e quindi sono entrato nella mischia con due o tre grossi progetti da sviluppare e seguire. Dopo un anno ho cominciato la mia avventura in Promelit, prima come progettista cabling, dopo un paio di corsi specifici di cablaggio e internetworking e, in seguito, come progettista di soluzioni. Tre anni fa, l’azienda ha cambiato strategia, decidendo di entrare pesantemente nel mercato del networking e affidandomi l’incarico di sviluppare questo nuovo business; previa formazione attraverso un paio di corsi specifici di product management e di marketing, sono stato promosso alla qualifica attuale. Ma la maggior formazione che ho avuto è stata quella sul campo: prevendita, affiancamento ai commerciali e postvendita".

Come riesce a conciliare il suo lavoro di back end con quello di front office?


"Oggi il lavoro esterno è stato sacrificato rispetto a quello interno e questo mi dispiace, perché ritengo il contatto con il cliente fondamentale per la comprensione delle dinamiche di mercato. D’altro canto, le ore lavorative in una giornata sono quelle che sono e più di così non si può fare. Se devo esprimere una mia opinione, trovo che oggi il cliente sia letteralmente bombardato dalla pubblicità e dalla propaganda sulle nuove tecnologie e questo dà adito a molta confusione. Questo è il motivo per cui trovo che la consulenza sia fondamentale nella realizzazione di un progetto: metaforicamente, infatti, capita spesso che il cliente richieda una Ferrari anche quando deve andare solo da Milano a Monza, volendola però pagare come una Cinquecento. A mio avviso questo succede perché ormai oggi le Tlc sono viste come "terreno di risparmio" e tutto ciò che si avvicina alle telecomunicazioni viene assimilato a quest’idea. Nel mio lavoro capita sempre più di frequente che ci sia una richiesta di prestazioni della rete da parte del cliente che sono troppo elevate rispetto alle sue esigenze, anche in un’ottica di sviluppo futuro: in questo caso, bisogna orientare il cliente verso la scelta più corretta, anche se dal punto di vista commerciale può essere controproducente. Invece, credo che oggi la strategia migliore per una società che decide di operare nel networking, sia proprio quella di aiutare davvero i propri clienti a fare chiarezza, attuando politiche trasparenti".


Nel suo lavoro è libero di scegliere le varie soluzioni che ci sono sul mercato o ha dei vincoli con i prodotti che commercializzate?


"Non mi sono imposti vincoli particolari. Ovviamente, la società per cui lavoro, trattando il marchio Promelit-Lg, spinge sulle proprie soluzione. Può capitare, però, che in certi bandi di gara le proposte comprendano soluzioni della concorrenza per fasce di mercato estremamente elevate e in cui Promelit non è presente. Occorre sempre guardarsi in giro per proporre un’offerta a 360 gradi e, infatti, per la fascia enterprise mi avvalgo anche di prodotti concorrenti utilizzando, per esempio, dei router di un marchio di predominio indiscusso, il che mi permette di proporre soluzioni Wan ad alto livello. Per quanto riguarda invece le soluzioni Lan, la società per cui lavoro è riuscita ad avere un marchio proprietario da distribuire nella fascia Campus che offre ottime prestazioni. Sviluppando il nostro know how e concentrandoci meglio sulle esigenze del mercato, siamo oggi riusciti a costruire un’offerta che ritengo abbastanza completa e che va dal piccolo ufficio alla grande impresa e comprende anche soluzioni wireless e VoIp".

Quali sono le difficoltà o i maggiori ostacoli nel suo lavoro?


"L’enorme velocità con cui il mercato propone nuove soluzioni, sia in termini tecnologici che di prodotto. Troppe volte, appena si finisce una comparazione con la concorrenza, ci si rende conto che è da buttare perché obsoleta; quasi sempre, appena si conosce bene una nuova tecnologia ci si deve buttare a capofitto su un’altra. Tutto questo scandisce ritmi di lavoro veloci, forse stressanti, ma produce anche tantissimi stimoli. In azienda mi lasciano ampi spazi di manovra, perché tra gli obiettivi prioritari rientra lo sviluppo della divisione e al fine di raggiungere i risultati c’è molto spazio per la ricerca: identificare ciò che è necessario, scoprire errori e risolverli, valutare il mercato e trovare le soluzioni più adatte a rispondere alla domanda".

Secondo lei, come cambierà il mercato nei prossimi mesi?


"Domanda da mago Merlino. Il mercato ha preso la direzione della convergenza fonia dati e oggi il mezzo trasmissivo c’è e la tecnologia per il broad band anche: penso all’Adsl, alla Vdsl, all’Hdsl e via dicendo. Quello che vedo è un’esplosione della fibra ottica e della connettività a larga banda e ad alta velocità. Quello manca, piuttosto, sono i contenuti, ovvero i servizi da far passare su queste autostrade telematiche; penso, ad esempio alla Tv on demand a costi interessanti o alla Tv broadcast, a offerte housing and hosting di livello elevato, a giochi interattivi su Internet, a soluzioni VoIp. Le soluzioni sarebbero tantissime se i grossi player avessero creduto subito nel cablaggio delle città".

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