fattura elettronica

L’Agenzia delle Entrate ha reso noto che sono già visibili i primi risultati della fattura elettronica nella lotta antievasione. In due mesi sono sono stati infatti bloccati ben 688 milioni di euro di falsi crediti Iva.

Dopo la prima fase di avvio, la fattura elettronica è entrata nel vivo e nel quotidiano di milioni di italiani. Ad oggi, informa l’Agenzia delle Entrate, sono circa 2,7 milioni gli operatori che hanno inviato 350 milioni di fatture elettroniche. Con una percentuale di scarto pari al 3,85%.

Si consolida man mano anche il ruolo della fattura elettronica quale strumento antievasione e antifrode, con i primi risultati tangibili.  In poco più di due mesi è stato smascherato un complesso sistema di frodi messo in atto attraverso false fatturazioni tra società cartiere. E sono stati scoperti e bloccati falsi crediti Iva per 688 milioni di euro. Ciò, proprio grazie alle analisi del rischio basate su fatture elettroniche e dati del portale Fatture e corrispettivi.

Non solo fattura elettronica, servizi digitali per il cittadino

Sul fronte dell’attività di servizio ai cittadini, nel 2018 sono stati erogati rimborsi a famiglie e imprese per un ammontare di 17,5 miliardi di euro. Cifra che rappresenta un +8% rispetto all’anno precedente.

La trasformazione digitale dell’Agenzia delle Entrate investe anche il tema dei servizi per i cittadini. Cresce infatti l’utilizzo dei servizi online. Arrivano a quota 8,4 milioni gli utenti registrati ai servizi telematici dell’Agenzia, +20% sul 2017. E aumentano le visite al cassetto fiscale, che sfiorano i 30 milioni (+12% rispetto al 2017).

Dei circa 1,9 milioni contratti di locazione quasi 7 su 10 sono stati registrati tramite i servizi telematici dell’Agenzia. Per quanto riguarda i servizi catastali e ipotecari, lo scorso anno sono stati presentati online oltre 1,4 milioni di atti di aggiornamento delle banche dati. Nonché 4,3 milioni di atti di aggiornamento delle intestazioni catastali.

Il modello F24 si conferma essere il principale strumento per il versamento di imposte e contributi, informa inoltre l’Agenzia delle Entrate. Nel 2018 sono complessivamente affluiti ai sistemi dell’Agenzia versamenti per 608 miliardi di euro, al netto delle compensazioni. Di questi, il 96% tramite servizi telematici.

Il Fisco contribuisce anche a rendere il Paese più attrattivo per gli investitori, proseguendo nel percorso di digitalizzazione dei servizi. Lo scorso anno sono state fornite 27 risposte a interpelli nuovi investimenti. Questi porteranno in previsione maggiori risorse per circa 15 miliardi di euro e 13mila nuovi posti di lavoro.

Gli altri risultati raggiunti nel 2018

In generale, informa l’Agenzia, lo scorso anno sono stati riportati nelle casse dello Stato oltre 16 miliardi di euro derivanti dalle ordinarie attività di controllo. L’11% in più rispetto al 2017. Si tratta di somme effettivamente incassate tramite versamenti diretti (+10%), lettere per la compliance (+38%) e ruoli (+4%).

L’Agenzia registra, invece, una flessione delle entrate derivanti da misure straordinarie, come la definizione delle liti fiscali (-87%), la rottamazione (-41%) e la voluntary disclosure (-25%). Da queste derivano incassi per 3 miliardi di euro che, sommati ai recuperi da controlli ordinari, portano il dato complessivo degli incassi 2018 a 19,2 miliardi di euro.

Cresce il gettito spontaneo relativo ai principali tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate: imposte dirette e indirette, imposte regionali e comunali. Esso passa dai 414 miliardi del 2017 ai quasi 420 miliardi (+1,4%) del 2018.

L’azione di recupero di Agenzia Entrate-Riscossione ha riportato complessivamente nelle casse dello Stato 10 miliardi di euro. Le somme riscosse arrivano per il 55% da contribuenti con debiti superiori a 100mila euro. E per il 21% da cittadini con debiti compresi tra 10 e 50mila euro. Solo l’1,8% degli importi riscossi arriva da cittadini con debiti fino a 1.000 euro.

Nel 2018, informa ancora l’Agenzia, sono ulteriormente calati i ricorsi tributari in primo grado rispetto agli anni precedenti. L’anno scorso sono stati, infatti, 68mila i contribuenti che si sono rivolti alla Commissione tributaria provinciale, a fronte dei 70mila ricorrenti del 2017. Il calo supera il 60% se si confrontano i ricorsi del 2018 con quelli presentati nel 2011, vale a dire l’anno precedente all’introduzione dell’istituto del reclamo/mediazione.

Maggiori informazioni e tutti i dati sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate, a questo link.

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