Evitare un occupy Internet

Con il voto del Parlamento europeo l’accesso e la neutralità della Rete passano allo stato di diritto di base.

Ieri il Parlamento europeo si è espresso all’unisono per difendere l’apertura e la neutralità di Internet.

Voto saggio, quello dell’unica istituzione europea espressione diretta della volontà popolare: le altre, la Commissione e il Consiglio sono emanazioni della cosiddetta casta.
Voto fermo e inequivocabile: va mantenuta la libertà di espressione e di accesso del Web, che non è luogo per censure preventive e la cui continuità di collegamento va garantita. Voto intelligente.

Nella risoluzione, che purtroppo non può far legge, ed è quindi da intendersi come proposizione, ci sono messaggi indirizzati a vari soggetti.
Alla Commissione, che in quanto organo esecutivo dell’Europa si deve impegnare a fare le regole necessarie. Al Consiglio, che a breve avrà una riunione in merito alle infrastrutture di Tlc ed è bene che sappia qual è la posizione popolare. A Neelie Kroes, Commissario per l’Agenda digitale, che da tempo lamenta le restrizioni degli operatori di Tlc come ostative alla libertà di Internet e quindi di mercato unico digitale.

A carrier e provider, ovviamente, e all’ente preposto al loro controllo, il Berec, chiamato a rilasciare a breve un rapporto sulle violazioni al principio di neutralità praticate dagli operatori. Ci sono in ballo sia la libertà di espressione e comunicazione, sia il libero mercato digitale. Due temi importanti ma le sensibilità sono diverse e sono da mediare. In tempi di insofferenza globale verso il potere, politico ed economico, un fenomeno di indignazione è da evitare.

Difficile immaginare la fisicità di un occupy Internet. Ma bisogna stare molto attenti a limitare o togliere la facoltà di esprimersi e informarsi e a Strasburgo lo hanno capito. Se qualcuno vorrà farlo sa che si metterà contro. Tutti.

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