Esa Software traduce in cinese il suo Erp Si5

La società ha dato il via al progetto per essere vicina alle esigenze di clienti che operano sul mercato dell’estremo oriente

Esa Software ha rotto gli indugi e ha tradotto il suo Erp Si5 in cinese. «Quanto coraggio c’è voluto, anche con il senno di poi, di avviare un progetto di questo tipo e quanto vi è costato?» chiediamo ad Antonello Morina, presidente e fondatore della società. «Non più del coraggio che normalmente abbiamo nell’attività quotidiana - risponde il presidente -. Va tenuto presente che oltre a questa sfida cinese, che senz’altro riteniamo particolarmente stimolante e impegnativa, siamo già presenti in 25 paesi nel mondo e abbiamo già tradotto il nostro Erp in 11 lingue. Siamo, infatti, presenti nel Nord e Sud America, in Europa, Asia, nel Nord Africa nella parte francofona, e anche in Turchia, avendo tradotto Si5 in turco, in quanto abbiamo seguito un cliente italiano che è andato a operare in quel paese. Ma abbiamo anche clienti internazionali, in particolare nel settore dell’automotive, che hanno aperto in Italia1.

Quando è partito il progetto cinese?


«Dall’inizio del 2005 è partito il primo progetto con la società Bitron, un gruppo molto importante, presente in tutto il mondo che poi ha dato il via ad altri due progetti che stiamo portando avanti. Dal momento che la nostra vocazione è quella di seguire i clienti in tutte le loro attività di delocalizzazione, quando Bitron si è spostata in Cina e ha dovuto operare con una manovalanza locale, ci ha chiesto di disporre di soluzioni in lingua locale».

Per quanto vi riguarda, pensate di stare in Cina solo al traino dei clienti o avete anche intenzione di creare una vostra realtà locale?


«In realtà stiamo dando un’occhiata anche per aprire, con la consulenza di alcuni partner locali, una nostra filiale in Cina, ma ancora non abbiamo deciso».

Quali sono state le difficoltà che avete incontrato nella traduzione in cinese del vostro Erp e quanto vi è costata?


«Ci sono state molte difficoltà da superare derivate dalla diversità del contesto in cui si opera. Il costo è stato abbastanza elevato e in questo porting piuttosto complesso abbiamo avuto la collaborazione di Ibm America, in particolare l’ufficio di New York, perché il cinese è una lingua particolare, in quanto richiede logiche diverse anche nelle trascodifiche».

Per lavorare in Cina, avete trovato molta burocrazia?


«Ci sono state diverse difficoltà da superare, anche sul piano burocratico, in quanto i cinesi hanno un approccio piuttosto protezionistico, per cui ci sono ancora barriere elevate all’ingresso di capitale straniero. Però se dall’esterno risulta più difficile operare in Cina, lo è sicuramente meno dall’interno».

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