Equo compenso 2.0: chieste revisione e sospensione

Una raccolta di firme indirizzata al Ministro Bondi avente come scopo proprio quello di richiedere la sospensione della normativa sino alla decisione dei giudici amministrativi.

Grandi nomi di aziende attive nel campo dell'"Information Technology" e diverse associazioni che operano a difesa dei diritti dei consumatori intendono rivolgersi ai giudici per sciogliere numerosi dubbi sul Decreto Bondi, recentemente approvato (ved. questi articoli in proposito).

La disposizione integra una revisione delle norme sull'equo compenso ossia il contributo applicato in Italia ed in altri Paesi occidentali sull'acquisto di prodotti di elettronica utilizzabili per registrare o riprodurre contenuti digitali. L'imposizione dell'equo compenso, il cui obiettivo è quello di compensare i titolari dei diritti su un'opera a fronte delle copie private legittimamente fatte da chi ha acquistato supporti audiovisivi e, parimenti, di rappresentare una sorta di risarcimento per le perdite subite a causa della diffusione della "pirateria", è stata da poco estesa ad altri supporti e strumenti tecnologici (il testo completo della disposizione ministeriale, che fissa tutte le varie "misure per il compenso della copia privata" (art. 2), è disponibile facendo riferimento a questo documento in formato PDF).

L'Istituto per le Politiche dell'Innovazione chiede di "sospendere l'efficacia della nuova disciplina" in materia di equo compenso nell'attesa che i giudici si esprimano sull'argomento chiarendo "una volta per tutte, se l’atto è illegittimo come da mesi sostengono i più o, piuttosto legittimo e se, dunque, l’industria ed i consumatori italiani dovranno davvero rassegnarsi a pagare questo ennesimo “balzello” da poco più o poco meno di 100 milioni di euro l’anno".

Nel frattempo, l'Istituto ha dato il via ad una raccolta di firme indirizzata al Ministro Bondi avente come scopo proprio quello di richiedere la sospensione della normativa sino alla decisione dei giudici amministrativi "prorogando,
contestualmente la precedente, che ha, comunque, garantito all'industria audiovisiva italiana, nel solo 2008, di incassare oltre 60 milioni di euro
". Facebook è stato scelto come strumento per dare voce alla richiesta e per raccogliere le firme (ved. questa pagina).

Presidente dell'Istituto per le Politiche dell'Innovazione è l'avvocato Guido Scorza esperto di questioni connesse al diritto civile, industriale e della concorrenza con particolare riferimento alle problematiche dell'"Information society".

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here