Ecommerce: qualcosa si muove nella distribuzione moderna

Nel 2009 i marchi del non food hanno inziato ad approciare le vendite online. Immobile il food

La distanza degli italiani dall’ecommerce la si vede meglio osservando i dati dell’Osservatorio della School of management del Politecnico di Milano, che riguardano il peso delle vendite online sul totale del comparto. Abbigliamento e grocery che rappresentano circa il 40% della spesa di un italiano medio incidono pochissimo sulle vendite totali con decimi e centesimi di punto percentuale rispettivamente.


Dall’altro lato vi sono comparti (turismo, editoria, informatica e assicurazioni) che presentano minore rilevanza nel paniere di spesa del consumatore nei quali la penetrazione delle vendite online inizia a essere significativa. Il turismo vale il 10%, editoria, informatica e assicurazioni (solo Rc auto) valgono rispettivamente 4%, 3%, e 2%.


Qualcosa però si sta muovendo. Nel 2009 infatti l’Osservatorio segnala i movimenti della Distribuzione moderna non alimentare. Un terzo delle ha oggi un sito di ecommerce, il doppio circa rispetto a quattro anni fa. Nel 2009 si è assistito all’ingresso di alcuni retailer nell’abbigliamento (Cisalfa, Decathlon, D&G e Furla) nell’arredamento/design con Artemide e Foppapedretti nell’informatica ed elettronica di consumo con Coeco e Darty nell’editoria, musica e audiovisivi con il Libraccio e nella profumeria con Bodyshop. In ambito alimentare, osserva il rapporto, lo scenario è meno confortante con oltre il 90% delle insegne della distribuzione moderna non implicati in alcun progetto di commercio elettronico.

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